Dopo le piogge, che hanno «visto il gennaio più piovoso degli ultimi 61 anni», in Sardegna inizia la conta dei danni. Che, per la Coldiretti valgono, almeno per il momento, 30 milioni di euro con colture devastate dalla furia del maltempo e da una lunga sequenza di eventi atmosferici estremi che hanno segnato l’intero inverno. Una situazione che ha spinto Coldiretti Sardegna chiedere «con forza alla Regione l’attivazione immediata dello stato di calamità naturale, per procedere in tempi rapidissimi con gli aiuti alle aziende agricole devastate e un nucleo di emergenza rapido per quantificare le perdite e procedere immediatamente con gli aiuti».
Ridotte le produzioni
«A oggi la produzione dei carciofi, fiore all’occhiello delle colture isolane di questa stagione, è ridotta a oggi di almeno un terzo – scrive in un documento l’organizzazione -, con oltre 1.000 ettari persi solo a causa degli allagamenti». L’elenco dei danni parla di agrumeti devastati, ortive marcite nei campi prima ancora della raccolta, strutture aziendali danneggiate o distrutte dai venti, cereali e grano duro che rischiano una stagione peggiore degli ultimi dieci anni, semine ferme e foraggi in gravissima difficoltà.
«Siamo di fronte a una situazione drammatica e senza precedenti – afferma il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu – la prima conta parla già di oltre 30 milioni di euro di danni diretti, ma è una stima ancora parziale. Le aziende sono in ginocchio e non possono attendere oltre. Chiediamo l’immediata dichiarazione dello stato di calamità naturale su tutto il territorio regionale, l’avvio delle verifiche sul campo e ristori rapidi per consentire alle imprese di continuare a operare».
I vertici dell’organizzazione sottolineano anche la necessità di attivare tutte le deroghe previste dalla normativa nazionale ed europea, a partire dal riconoscimento delle cause di forza maggiore sugli impegni Pac, sulle rotazioni colturali e sulle semina impossibili da effettuare a causa delle persistenti piogge, oltre alla proroga delle autorizzazioni per i nuovi impianti viticoli nei casi di forza maggiore.
Investimenti in infrastrutture
«Solo pochi mesi fa combattevamo una delle siccità più gravi degli ultimi anni, oggi ci troviamo con campi sommersi e acqua che finisce a mare – dice Luca Saba, direttore generale -. Questo dimostra che i cambiamenti climatici non possono più essere affrontati con interventi emergenziali. Senza investimenti strutturali sulle infrastrutture idriche, sul recupero delle perdite, sugli invasi e sulle interconnessioni, continueremo a pagare un prezzo altissimo, prima per la mancanza d’acqua e poi per il suo eccesso».










