Quarantadue milioni e mezzo di investimenti per il 2026 – inseriti in un più articolato piano da 100 milioni di euro nel quinquennio – e presidio dei mercati esteri che per Mutti, leader nella produzione e trasformazione del pomodoro da industria, rappresentano il 60% del fatturato. L’azienda di Montechiarugolo (Parma), cuore nell’Emilia e business in tutto il mondo, è nel bel mezzo di una trasformazione del sistema operativo, cui è destinata il 40% degli investimenti 2026. «Passaggio faticoso – dice l’ad Francesco Mutti – ma che permetterà un salto in avanti dal punto di vista gestionale di tutte le parti del processo».
Gli investimenti in innovazione
La costola più ingente delle risorse, il 60%, è destinata al miglioramento degli impianti produttivi. Da anni l’azienda – che ogni anno lavora 700mila tonnellate di prodotto – punta su visori di realtà aumentata e algoritmi di IA, per avere un controllo sempre più capillare sulla filiera, attraverso sistemi di analisi automatica della qualità del pomodoro in ingresso negli stabilimenti. Un pallino per Francesco Mutti, che rivendica: «Non voglio dire che arriviamo a controllare i pomodori uno a uno, ma poco ci manca».
Mutti ha chiuso il primo semestre 2025 a 385.722 milioni di fatturato, con un aumento del 4% rispetto ai 370.748 milioni dell’analogo periodo del 2024 (703 milioni nei 12 mesi). L’85% del giro d’affari è core product (polpe, passate, concentrato, pelati), mentre il 15% è presidiato dai sughi pronti. Il 2025 ha rappresentato un ritorno alla normalità, dopo un 2024 horribilis per tutto il comparto, segnato da una drammatica crisi di produzione, che ha colpito crescita e marginalità. «La buona campagna 2025 ci rassicura e ci sta dando una buona speranza anche per quella, ormai imminente, del 2026», dice Mutti.
Export e Usa in crescita
L’ad è appena rientrato dagli Usa, dove il brand si conferma da cinque anni il marchio a più rapida crescita nel mercato del pomodoro, con una performance a valore del 46%. «Lì viaggiamo a ritmi molto sostenuti, nonostante le turbolenze dovute a dazi e volatilità del dollaro, e l’orizzonte è una strategia di lungo periodo». L’azienda è leader anche in Australia ed Europa: Italia, Francia, Scandinavia, Slovenia, Paesi Bassi, Germania, UK e Irlanda. Circa un anno fa l’apertura di Mutti Poland, settima filiale commerciale del gruppo, con il compito di presidiare i mercati dell’Est Europa, considerati «molto promettenti».
Guerra e inflazione insostenibili
Diverso l’approccio con i Paesi del Golfo. «Al momento pesano meno dello 0,2% sul nostro fatturato», dice l’imprenditore . Ma la testa è lì. «Il conflitto in Iran e l’apertura di una ennesima crisi in Medio Oriente rischiano di produrre una nuova fiammata inflazionistica come, se non peggio, di quella del 2022, con la guerra in Ucraina», dice. Quell’anno il costo della bolletta per l’azienda salì dai 3,5 milioni di euro abituali a 42 milioni di euro. «Oggi è impensabile che la filiera riesca a farsi carico oltremodo di nuovi costi industriali».










