È qui che la questione smette di essere settoriale. Perché, come ricorda la lettera, «una parte crescente della continuità sanitaria, amministrativa, produttiva e civile del Paese dipende oggi da reti di comunicazione, POP, punti di interconnessione e peering, nodi ottici, data center, servizi cloud, siti di accesso e trasporto». E ancora: «Senza tali infrastrutture si interrompono o si degradano funzioni essenziali per ospedali, emergenza, sicurezza, pubbliche amministrazioni, pagamenti, logistica, scuola, lavoro remoto e servizi pubblici». Le infrastrutture digitali, insomma, non sono presentate come un segmento industriale da tutelare, ma come un pezzo della continuità nazionale.
Il rischio razionamento
«È molto probabile che, in una situazione del genere, si possa arrivare a misure straordinarie fino al razionamento», afferma il vicepresidente di Aiip, Giovanni Zorzoni. «Con la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz vengono a mancare dal mercato globale oltre 12 milioni di barili al giorno, una botta enorme che si scarica subito su prezzi, carburanti, logistica e industria. Sul fronte gas, il Gnl del Qatar, che per l’Italia era una delle poche valvole di compensazione dopo l’uscita dal gas russo, è stato gravemente compromesso sia dai danni agli impianti sia dal blocco della rotta marittima. A quel punto restano soprattutto l’Azerbaijan, via condotto, e gli Stati Uniti, via nave, ma Washington potrebbe ridurre l’export per assorbire la crescita della domanda interna e lasciare l’Europa ancora più scoperta. C’è poi un altro fronte meno visibile ma pesantissimo, quello dell’elio e dei gas industriali, essenziali sia per molte lavorazioni metallurgiche sia per la filiera internazionale dei semiconduttori».
Il presidente Aiip Giuliano Peritore insiste sul nodo tecnico che rende la partita ancora più delicata: «Nelle reti e nei data center i consumi sono stabili, costanti, non comprimibili con facilità o a istanti. Per questo una riduzione di potenza non produce un rallentamento graduale, ma un’interruzione secca dell’operatività. È la ragione per cui Aiip chiede una mappatura nazionale dei siti non scollegabili e non razionabili», da preservare in caso di misure emergenziali o da sostenere con una catena prioritaria di rifornimento del gasolio per i generatori.
Le richieste
Le sei richieste messe nero su bianco sono quindi operative: classificare i Pod critici; mappare cabine e rami di rete a monte; definire una whitelist nazionale delle infrastrutture digitali; predisporre un protocollo di priorità per il gasolio; coordinare operatori energetici e telecomunicazioni e includere formalmente il comparto digitale tra le funzioni nazionali da salvaguardare nei meccanismi emergenziali relativi a elettricità, gas e carburanti. Infine il calendario: convocazione «possibilmente entro sette giorni» e prime misure da mettere a terra subito, «prima che l’eventuale aggravarsi dello scenario imponga decisioni assunte in condizioni già compromesse»











