«Tra attività artigianali e commerciali, in questi anni, hanno aperto oltre 500 negozi: siamo molto soddisfatti di questo provvedimento che sta facendo da modello anche per i centri storici delle più grandi città italiane, alle prese con i medesimi problemi, tra negozi che scompaiono nel giro di pochi mesi e vendita di oggetti in serie e di scarsa qualità».
L’assessore alle Attività produttive del comune di Venezia Sebastiano Costalonga tira così le somme di quattro anni dell’innovativa misura definita “antipaccottiglia”, compresi i tre anni di sperimentazione a partire dal 2022.
Il bilancio
Fra le nuove aperture si contano l’atelier di alta sartoria, le botteghe di artigianato artistico, la gioielleria, il negozio di oggetti d’arte e il salone di bellezza, la cartoleria, il fruttivendolo e il fioraio: tutte attività che pian piano sono tornate a mostrarsi tra calli e campi del centro storico di Venezia. E per restarci: i dati mostrano che è stato praticamente abbattuto il fenomeno dei negozi “apri e chiudi”.
L’Amministrazione comunale ha recentemente illustrato i dati conclusivi relativi all’applicazione della normativa per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale nel centro storico. A Ca’ Farsetti, a illustrare il bilancio, con l’assessore Costalonga l’assessora alla Sicurezza Elisabetta Pesce, con gli uffici tecnici del Comune di Venezia e la Polizia locale. Presenti anche le associazioni di categoria veneziane, che hanno contribuito alla definizione della normativa: Valentina Di Matteo, direttrice Aepe, Luciano Gambero, presidente del consorzio Promovetro, il direttore di Confartigianato Matteo Masat, il direttore di Cna Giampaolo Toso e Giacomo Sardegna in rappresentanza di Ascom Confcommercio.
Il coordinamento
Il provvedimento, nato dal coordinamento istituzionale tra Comune, Regione Veneto e ministero della Cultura, ha permesso di trasformare infatti le restrizioni sperimentali in un assetto regolamentare definitivo.










