Alstom ha celebrato ieri i 120 anni dello stabilimento di Vado Ligure (Savona) e annuncia che, entro il 2026, gli investimenti attivati sul sito sono arrivati a 2o milioni di euro; mentre il piano industriale dell’azienda prevede 63 milioni complessivi sulle fabbriche italiane.
A parlarne è Andrew De Leone, presidente di Alstom Europa. «Il sito di Vado Ligure è un centro di eccellenza nel network italiano di Alstom, con 120 anni di innovazione ferroviaria continua. Tra il 2021 e il 2026 abbiamo investito circa 20 milioni per trasformarlo in un hub dedicato alle tecnologie avanzate, alla produzione di treni e alla manutenzione. Oggi produce locomotive Traxx Universal e Multisystem, power car per treni a idrogeno e cabine di guida per la piattaforma Coradia Stream. È un sito che rappresenta concretamente l’eccellenza industriale italiana».
Quanto ai progetti futuri, De Leone sottolinea che «l’Italia è un mercato strategico per Alstom. Il nostro piano attuale prevede un impegno di oltre 63 milioni di euro per rafforzare capacità produttive, innovazione e soluzioni sostenibili in diversi siti, tra cui Vado Ligure, Savigliano e Firenze. Ciò che rende possibile tutto questo è il contesto che l’Italia ha saputo creare. L’impegno del Governo nel considerare il settore ferroviario una priorità strategica nazionale offre all’industria la fiducia necessaria per investire in modo significativo nelle persone, nella tecnologia e nella manifattura. Questo è l’effetto moltiplicatore di una politica industriale efficace. E i risultati parlano da soli: oltre 500 treni ad alta velocità costruiti in Italia ed esportati in 13 Paesi, circa 700 treni regionali, più di 250 locomotive Traxx universal e il Coradia stream H, il primo treno a idrogeno in Italia. Un’eccellenza locale che cresce su scala globale».
Il 2025, peraltro, afferma De Leone, «è stato un anno molto positivo per Alstom Italia. Gli investimenti mirati nei nostri siti industriali hanno migliorato i risultati e rafforzato la nostra posizione sul mercato nazionale. Con l’accelerazione della domanda di soluzioni ferroviarie sostenibili e innovative, entriamo nel 2026 con un solido portafoglio ordini e una chiara prospettiva industriale. Più in generale, l’Italia sta ora esportando un sistema ferroviario completo: non solo prodotti, ma un modello di business collaudato», che comprende «materiale rotabile ad alta velocità, segnalamento, soluzioni digitali e know-how industriale validato in Italia. Questo è il modello che vogliamo accelerare con i nostri clienti, aiutandoli ad espandersi all’estero e portando ciò che funziona in Italia su scala globale. Fs ne è un ottimo esempio: oggi collaboriamo con loro e puntiamo a sostenerli ancora di più nella loro crescita internazionale».
Il gruppo, a livello nazionale, oggi conta 4.300 dipendenti e De Leone prefigura la possibilità di nuove assunzioni: «La tendenza è chiara: negli ultimi due anni abbiamo registrato una crescita del personale di circa 600 persone. Con l’espansione dei nostri progetti industriali e tecnologici, prevediamo che questa tendenza continui, con richiesta particolare di competenze nei settori dell’ingegneria, delle tecnologie digitali e della manutenzione ferroviaria».




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