È una unione riuscita e sinergica quella tra i centri commerciali e la ristorazione. I consumi nei ristoranti e nei fast food sono in leggero aumento e la spesa nel 2025 ha toccato i 5,7 miliardi con un aumento del 2,6%. A crescere e di parecchio è lo scontrino medio che vede un +15% mentre il numero degli avventori è rimasto sostanzialmente stabile con un calo nella seconda parte dell’anno. Un trend che viene interpretato come una maggiore propensione alla spesa da parte dei consumatori durante la visita allo shopping center, privilegiando la qualità e l’esperienza. L’affluenza nei centri si mantiene stabile, +0,6% anno su anno, con una forte polarizzazione nel weekend. Si conferma il ruolo chiave dell’intrattenimento come fattore di attrattività: i centri che offrono esperienze di questo tipo registrano livelli superiori sia di affluenza sia di incidenza della ristorazione. È quanto emerge dal nuovo «Osservatorio sulla ristorazione nei centri Commerciali» realizzato da Deloitte per Aigrim – Fipe, all’associazione aderiscono le principali insegne della ristorazione in catena e del Consiglio nazionale dei centri commerciali (Cncc).
«I dati confermano il ruolo cruciale che la ristorazione moderna riveste come partner strategico per l’industria dei centri commerciali – ha detto Corrado Cagnola, Vicepresidente di Aigrim-Fipe -. Siamo un’ancora fondamentale che non solo attira flussi, ma qualifica l’offerta e aumenta la permanenza dei visitatori. La crescita del valore dello scontrino medio dimostra che i consumatori riconoscono e premiano la qualità e l’innovazione della nostra offerta. Per continuare a essere competitivi, dobbiamo saper interpretare le nuove esigenze dei clienti, investendo in format attrattivi, digitalizzazione e, soprattutto, nella valorizzazione delle nostre persone, che restano il cuore pulsante del nostro servizio».
In seno al totale delle vendite realizzate dei centri commerciali la voce ristorazione anno dopo anno ha visto crescere il proprio peso arrivando a circa il 14% del giro d’affari complessivo, con picchi superiori nei centri di grandi dimensioni e nel Nord Italia. Il comparto foodservice ha così registrato una crescita del +2,6% rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda le prospettive future secondo i gestori dei shopping center e i loro inquilini c’è un certo ottimismo perché la crescita di questo tipo di ristorazione continuerà a essere costante ma contenuta, trainata in particolare dai fast food e i ristoranti con servizio, con una crescita moderata fino al 5%. I self service sono tornati su una traiettoria di crescita seppur ridotta fino al +3%. Tutte le aree geografiche mostrano un sentiment di crescita positivo, seppur lieve (fino al 5%), sia per i ricavi che per l’affluenza.
«La ristorazione si conferma un driver fondamentale di attrattività per i centri commerciali e un elemento sempre più strategico all’interno del mix dell’offerta – rimarca Roberto Zoia, Presidente del Cncc -. È proprio la sua crescente rilevanza a rendere necessario adottare uno sviluppo più organizzato e strategico, basato su una pianificazione accurata, una scelta mirata dei format e una conoscenza approfondita del territorio, per assicurare coerenza, sostenibilità e risultati duraturi. La scelta di una corretta offerta di intrattenimento, per esempio, può supportare l’incidenza del comparto in un’ottica di centro commerciale come luogo di esperienza oltre che di acquisto».
La quota maggiore di vendite viene realizzata dai fast food che rappresentano la quota maggioritaria in termini di volumi con oltre il 70% degli scontrini il cui valore è in crescita. I ristoranti con servizio al tavolo hanno avuto volumi inferiori ma una crescita trainata dal numero di scontrini (+3,5%), evidenziando una maggiore capacità di intercettare nuova domanda, e si posizionano come strategici nei centri commerciali più grandi e con offerta di intrattenimento. «La ristorazione si consolida come leva chiave di creazione di valore per i centri commerciali; tuttavia, in un contesto di incertezza economica, lo sviluppo economico dipenderà dalla capacità degli operatori di fidelizzare ed espandere la propria clientela e di ottimizzare la loro catena del valore anche sfruttando le nuove tecnologie» avverte Tommaso Nastasi, Strategy & value creation leader di Deloitte Italia.











