Il cinema italiano sta in piedi, ma sotto corrono crepe. La sala ha dato segnali incoraggianti, con l’avvio d’anno spinto dai titoli nazionali e l’estate che promette bene grazie ai blockbuster americani. Al 2 giugno si contavano al botteghino (dati Cinetel) 277 milioni di incassi (+28%) per 36.57 milioni di presenze (+21%). Anche a vederla sotto il profilo del cinema italiano con le coproduzioni, i 90,1 milioni incassati segnano un aumento del 16%, spinti dall’effetto Zalone con il suo “Buen Camino”.
Ma la macchina industriale che deve decidere oggi i film del 2027 e del 2028 procede con il freno tirato. Nodo: ancora una volta il tax credit. Il decreto interministeriale, passato dal Mic, è rimasto più a lungo del previsto nell’imbuto Mef-Corte dei conti.
Sarebbe ora pronto alla pubblicazione, in tempi molto brevi a quanto risulta al Sole 24 Ore. Ma sul tema Alessandro Usai, presidente dell’Anica, usa parole nette: «Il Mic la sua parte l’ha fatta. Il meccanismo si è rallentato altrove. Adesso però inizia a esserci un rischio concreto». Il timore è che la filiera s’impantani mentre il pubblico sembra tornare in sala. «Noi conosciamo i contenuti del decreto perché ci sono stati illustrati verbalmente nelle riunioni al ministero della Cultura, però non abbiamo una versione definitiva e siamo in attesa che venga pubblicata», spiega Usai.
L’iter doveva essere rapido. Non lo è stato. Così le imprese si muovono «sulla fiducia. Se fossimo dovuti restare ad aspettare la certezza matematica di un decreto pubblicato, si fermava tutto. Alla situazione della produzione si aggiunge poi la sospensione, da parte del Tar, del tax credit distribuzione, che ha congelato, a seguito dei ricorsi, i fondi per il film usciti da metà 2023 ad oggi e alla quale bisogna anche cercare di trovare una soluzione in tempi brevi».
Il paradosso: l’urgenza non riguarda solo i soldi di domani, ma quelli di ieri. «La battaglia più grossa che stiamo facendo è accelerare la liquidazione dei contributi degli anni passati». In ballo ci sono «decine, centinaia di milioni» tra tax credit, contributi selettivi e automatici «già deliberati, già pubblicati, che però per un motivo o per l’altro non diventano mai cassa».










