«Purtroppo la difficoltà a reperire risorse è un fattore comune anche alle start up di altri settori, soprattutto se paragonato a ecosistemi più maturi rispetto al nostro. Quello che trovo maggiormente interessante – commenta Riccardo Porro, chief operations officer di Cariplo Factory – è come ci sia una unità di intenti nelle motivazioni che spingono alla ricerca, nonostante le aziende si muovano in ambiti diversi, dall’agricoltura alla distribuzione: rafforzare la qualità e la sicurezza dell’alimentazione, assicurare un cibo sano e di qualità a tutti gli esseri umani e preservare la biodiversità rispettando l’ambiente sono le tre risposte che hanno ciascuna raccolto attorno al 50% dei consensi».
«Il food è oggi uno dei terreni in cui si misurano le grandi transizioni del nostro tempo: dalla sostenibilità ambientale alla salute, dalla digitalizzazione alla resilienza industriale. È in questo contesto che va ridefinendosi il modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo – aggiunge Porro –. Le 118 realtà mappate da Next-Gen Food dimostrano che in Italia esiste già un ecosistema imprenditoriale capace di innovare i principali nodi della filiera, dall’agritech alle nuove proteine, dalla tracciabilità alla nutrizione personalizzata».
Ma qual è l’identikit delle imprese analizzate? Sono start up nel 62% dei casi, seguite da Pmi innovative (29%) e spin off (3 per cento). L’agritech è il settore più rappresentato (22% delle aziende mappate), davanti al foodtech e trasformazione (19%). Il 39% ha tecnologie già operative e validate sul mercato. Il 64% ha già raccolto un primo round di finanziamento. Il 10% delle aziende dichiara un fatturato superiore al milione di euro, più di una su tre si colloca tra i 100mila e un milione. L’80% è alla ricerca di nuovi capitali, con una su tre che punta a un round superiore al milione di euro.
Fondate per il 58% da team di soli uomini, «mostrano una presenza femminile significativa e crescente: i team composti unicamente da donne hanno ricevuto premi e riconoscimenti nel 90% dei casi e mostrano una propensione superiore alla partecipazione a programmi di accelerazione», nota Porro.
A livello di collocazione geografica guida la Lombardia (32%) seguita da Veneto (11%) ed Emilia Romagna (10%). Al Centro si distingue la Toscana con l’8% del totale, al Sud la Puglia con il 5%. Il 23% ha in programma l’apertura di una sede estera, di investimento, soprattutto in Europa.


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