La chiusura dello stretto di Hormuz, prima, e ora le incertezze che riguardano il futuro dei traffici attraverso questo canale fondamentale per la tenuta dell’economia globale sono già entrati «nei bilanci delle imprese italiane», spiega il direttore generale di Promos Italia (l’agenzia per l’internazionalizzazione delle imprese del sistema camerale), Giovanni Rossi.
«In Europa, tra marzo e giugno, il maggior costo per approvvigionarsi di gasolio e jet fuel è stato stimato in circa 10 miliardi di euro, di cui oltre 1 miliardo a carico dell’Italia. Sono numeri che raccontano bene quanto una crisi geopolitica possa trasformarsi rapidamente in un costo industriale», aggiunge Rossi. E un’indagine avviata da Promos tra le aziende iscritte al proprio database all’indomani della riapertura dello stretto (e costantemente aggiornata) conferma l’impatto elevato degli eventi legati alla guerra in Iran e alla crisi in medio Oriente.
Effetti negativi per l’80% del campione
Su circa 300 aziende che hanno finora risposto all’indagine, il 65% circa aveva rapporti commerciali con il Medio Oriente (il 33,75 in modo continuativo) e un ulteriore 6% stava sondando l’area per avviare investimenti: l’80% di queste hanno registrato effetti negativi a causa della chiusura o delle difficoltà di transito attraverso Hormuz (impatti significativi per il 41,7%). Il 23,8% ha registrato cancellazioni di ordini, l’11,9% ha avuto ritardi nelle consegne o nelle forniture, il 9,5% ha rinviato o sospeso trattative commerciali.
A seguito della crisi in medio Oriente, tuttavia, solo il 4% ha reagito riducendo l’esposizione verso questa regione: l’11,6% ha dirottato temporaneamente le iniziative commerciali, il 13,7% sta cercando nuovi partner o canali alternativi, il 31,6% sta invece mantenendo inalterata la strategia e un 5,2% sta addirittura rafforzando la presenza «per anticipare la ripresa».
Per la stragrande maggioranza (il 73,5%) l’impatto più significativo sul proprio business ha riguardato l’aumento dei costi di trasporto e di assicurazione; seguo l’aumento dei costi energetici (49,4%), l’allungamento dei tempi di consegna (45,8%), il rinvio degli ordini e l’incertezza nelle trattative (entrambe 41%).










