Verona è la prima provincia in Italia per valore della produzione e copre da sola una quota del 10% del fatturato all’export del vino italiano. Per questo è una delle province più colpite dall’attuale momento di difficoltà del settore con consumi in calo, prezzi in discesa e difficoltà sui mercati internazionali.
L’impatto della crisi del vino sulla provincia di Verona sono state al centro di un incontro organizzato dalla locale Camera di Commercio. Con un calo dell’export di vino pari al 5%, il danno economico per Verona e provincia ammonterebbe a 261 milioni di euro. È lo “scenario 1”, quello più ottimistico, tratteggiato dallo studio condotto da Economics Living Lab, spin off dell’Università di Verona. La stima, come spiegato dal docente Francesco Pecci tiene conto non solo delle perdite delle imprese vinicole ma anche dei fornitori, della comunità che lavora e trae beneficio da un comparto con un forte valore aggiunto.
«Al primato in termini di export e valore della produzione – ha commentato il presidente della locale Camera di Commercio, Paolo Arena – Verona come altre province vitivinicole, aggiunge il fenomeno enoturistico, in grado di generare ulteriori benefici e lavoro che dà ulteriore valore a un asset imprescindibile per il nostro territorio».
Secondo il Servizio Studi e Ricerca dell’ente camerale, Verona è uno dei principali poli vitivinicoli del Paese, con oltre 7mila viticoltori, più di 24mila ettari di superficie vitata, 15 Doc e 5 Docg.
«Il vino – ha concluso il presidente della Coldiretti Verona, Alex Vantini – non è soltanto un comparto agricolo, ma un motore economico che genera occupazione, turismo, servizi, commercio e valore per il territorio. Di fronte a consumi e redditività in calo servono scelte coraggiose lungo tutta la filiera prima tra tutte quella di bloccare le autorizzazioni ai nuovi impianti. Allo stesso tempo occorre rafforzare il dialogo tra gli operatori della filiera, compreso il mondo della ristorazione, dove in alcuni casi si registrano ricarichi sulle bottiglie che superano il 400% e rischiano di allontanare il consumatore dal vino».











