«I manichini sono potenti perché esistono in un paradosso: sono oggetti, ma possono anche riflettere i corpi e le esperienze reali»: così Andrea Bonaveri, ad dell’azienda che porta il cognome di famiglia, afferma nel catalogo che accompagna la mostra “Costume Art” al Costume Institute del Met di New York. Si tratta di solo una e delle più recenti delle numerose collaborazioni che legano da anni i più importanti musei di moda del mondo e l’azienda fondata nel 1953 a Cento (Ferrara) da Romano e Adele Bonaveri e oggi riconosciuta eccellenza globale (ha uffici in 14 Paesi) per la produzione di manichini, espressione contemporanea di un’arte antica, quella della modellazione dei carri allegorici del celebre Carnevale di Cento, le cui origini risalgono al Seicento.
I manichini sono una forma d’a
rte essa stessa, come tale capace di interpretare il suo tempo, come la mostra al Met dimostra con efficacia: «Accanto a quella per manichini che rappresentano corpi idealizzati, soprattutto da dopo la pandemia sta crescendo la richiesta per corporeità più inclusive – racconta Andrea Bonaveri -: per questa mostra abbiamo realizzato manichini di donne obese, con nanismo, diversamente abili. Riceviamo sempre più richieste anche per manichini che rappresentino la vitiligine, totalmente inediti rispetto a qualche anno fa».
Essere interpreti del proprio tempo per Bonaveri significa anche investire in sostenibilità e comunicare una già lunga esperienza in questo ambito, scelta che ha portato alla recente pubblicazione del primo Bilancio di Sostenibilità della storia dell’azienda: «Già da anni siamo impegnati nella ricerca per materiali alternativi alla plastica e alla vetroresina – prosegue l’ad-. Dieci anni fa insieme al Politecnico di Milano abbiamo messo a punto il BPlast, un polimero derivato dalla canna da zucchero, e verniciato con BPaint, una linea di vernici a base vegetale. Oggi stiamo puntando sulla bio-resina e sulla bio- linoresina, un materiale composito a base di fibra di lino. I clienti ora ci seguono, ma non è stato sempre così: all’inizio erano molto restii a spendere il 20% in più per manichini più sostenibili. Stiamo lavorando anche sul fine vita dei nostri manichini, che in realtà, se mantenuti correttamente, sono praticamente eterni: recuperiamo quelli usati e se possibile li rimaciniamo per ricavarne materia prima seconda, oppure li concediamo agli studenti di alcune scuole di moda per presentare i loro progetti».
Il tema dei giovani è particolarmente sentito in un’azienda che sta affrontando, come molte altre, il cambiamento generazionale delle proprie maestranze: «È per questo che a settembre lanceremo la nostra prima Academy, un progetto di formazione inizialmente riservato al nostro reparto sartoria (molti manichini di Bonaveri sono ricoperti di tessuti con motivi iconici dei clienti, ndr), ma che vogliamo estendere progressivamente anche agli altri – spiega Andrea Bonaveri -. Questo a fronte di un mercato che è cambiato: se 15 anni fa producevamo 20mila manichini, oggi siamo a circa 15mila, una cifra sulla quale ha certamente pesato la riduzione del numero di negozi».











