Jindal non si defila dall’ex Ilva. Dopo il decreto del 27 luglio della Corte d’Appello di Milano che ha stabilito la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni a causa della presenza di amianto e delle emissioni di polveri sottili, il gruppo siderurgico indiano, ormai dato in pole per l’acquisizione di Acciaierie d’Italia, pochi minuti prima della mezzanotte di ieri ha diffuso una nota in cui dichiara che «conferma il proprio impegno a portare avanti l’acquisizione del perimetro della ex Ilva di Taranto e Acciaierie d’Italia, inclusivo sia dell’area a freddo che dell’area a caldo, subordinatamente alla definizione dei relativi accordi, inclusa la realizzazione di un nuovo forno carbon free a Taranto. Il gruppo Jindal – conclude la nota – auspica in una definizione dell’operazione ed è pronto a definire i termini per risolvere questa situazione estremamente complessa, anche nell’interesse dell’industria siderurgica italiana ed europea». Il gruppo interviene «alla luce della nota di Palazzo Chigi a seguito del decreto della Corte d’Appello di Milano».
Cento milioni deliberati dal Governo con un decreto
Nel pomeriggio di ieri, infatti, il Governo – dopo un vertice a Palazzo Chigi presieduto dal premier Giorgia Meloni con i ministri direttamente interessati al caso ex Ilva – ha annunciato l’erogazione di altri 100 milioni all’azienda, per consentirne la continuità operativa, dal plafond dei 390 del prestito ponte autorizzato dalla Ue. Erogazione avvenuta con un decreto ieri stesso del Consiglio dei ministri. I 100 si aggiungono alle due tranche rispettivamente da 149 e da 100 milioni già concesse all’ex Ilva. «Nonostante i nuovi sviluppi, il Consiglio dei ministri confermerà lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito necessaria ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo», ha infatti detto Palazzo Chigi. E il decreto in questione, si aggiunge, «interviene proprio nel momento in cui si era prossimi alla formalizzazione dell’accordo per la cessione dell’intero complesso industriale a un primario operatore siderurgico».
Cosa ci si attende dalla riunione odierna
Jindal, dunque, è in partita e oggi nel vertice a Chigi tra ministri, commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e Acciaierie d’Italia e sindacalisti (è fissato per le 11) si attendono indicazioni relativamente alla cessione a Jindal del gruppo e alla gestione della vicenda post Corte d’Appello di Milano. Ieri, subito dopo le decisioni della Magistratura, anche il fondo americano Flacks Group ha rilanciato la sua candidatura per l’ex Ilva. Ma quella di Flacks non sembra avere chance in quanto gli viene contestato il fatto di non aver offerto, in questi mesi, le garanzie finanziarie che avrebbero dovuto sostenere il suo piano. Piano che Flacks ha presentato a grandi linee dichiarando che Danieli ha proposto a Flacksider – sarebbe questo il nome della nuova società – «un nuovo complesso siderurgico per Taranto basato sulle più avanzate tecnologie oggi disponibili a livello mondiale: due forni elettrici da 220 tonnellate, impianto di riduzione diretta del minerale (DRI), colata continua di ultima generazione, laminazione ad alta efficienza e un sistema integrato per l’aspirazione e il trattamento dei fumi, delle acque industriali e l’automazione digitale dell’intero processo produttivo. Il progetto – annuncia Flacks – consente di incrementare progressivamente la capacità produttiva da 2,5 a 4,6 milioni di tonnellate mantenendo elevati standard di efficienza, qualità e sostenibilità. Inoltre, il progetto prevede una riduzione delle emissioni di CO2 superiore al 50% già nella configurazione base e fino all’86% con l’impiego dell’idrogeno».
La voce delle istituzioni del territorio
«Il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva nell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, richiama tutti ad un’azione di responsabilità e di collaborazione istituzionale», dicono infine in una dichiarazione congiunta il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, il presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, e il sindaco di Taranto, Piero Bitetti. «Ciascuno, relativamente al proprio ruolo e alle proprie competenze – dicono i tre amministratori – deve fare quanto è in proprio potere per mettere in campo una soluzione che, nel rispetto delle decisioni della magistratura, dia una prospettiva alla città di Taranto e ai lavoratori dell’ex Ilva coinvolti da questa situazione». Per questo – affermano Decaro, Palmisano e Bitetti – «chiediamo al Governo centrale la convocazione di un tavolo interministeriale per condividere proposte e soluzioni nell’interesse di tutti. Occorrono decisioni immediate. Gli enti territoriali – dicono – sono pronti a lavorare insieme al Governo per giungere a proposte condivise che abbiano come obiettivo la salute delle persone e il futuro occupazionale dei lavoratori che da troppi anni non hanno più certezze».










