Ricavi e margini in crescita nel primo semestre dell’anno per Open Fiber, società che vende fibra ottica solo all’ingrosso e possiede la rete in ftth (cioè fibra fino alla casa) più estesa in Italia. I ricavi, stando a quanto il Sole 24 Ore è in grado di anticipare, si attestano a 448,5 milioni, in crescita del 24% rispetto al risultato dello stesso periodo del 2025, l’ebitda è risultato pari a 259,6 milioni, con un incremento del 55% legato, secondo l’azienda, alla crescita dei ricavi a contenimento di costi. L’ebitda margin è al 58 per cento. A fine giugno la società guidata da Giuseppe Gola conta 17,4 milioni di unità immobiliari raggiunte con la fibra. Cresce la base di clienti a circa 4,1 milioni utenti, 272 mila in più rispetto al 31 dicembre del 2025, con un aumento del 7 per cento. Nelle aree bianche, quelle considerate a fallimento di mercato, si contano 800mila clienti. Il management prevede di registrare un incremento totale di circa 600 mila clienti a fine anno e ritiene ci siano spazi per accelerare il ritmo di crescita successivamente.
L’ultima riga di bilancio resta tuttavia in rosso, risentendo degli investimenti affrontati, per 159,4 milioni di euro. Open Fiber, che ha strutturato la sua crescita attraverso un grande project financing, ha oggi una posizione finanziaria netta negativa per 7,3 miliardi di euro. Conta di raggiungere un flusso di cassa positivo entro il 2028.
Nel corso del primo semestre ha investito circa 800 milioni di euro nello sviluppo della rete in fibra ottica proseguendo nel completamento dei piani pubblici: Italia a 1 giga, come rimodulato nel 2025 con stralcio dei civici e riprogrammazione degii obiettivi, è stato portato a termine a fine maggio, un mese in anticipo sulla scadenza prevista; il piano Bul (Banda ultra larga) dedicato alle aree a fallimento di mercato è completato al 99%: mancano 50 comuni, tra cui per fare un esempio Positano e Campione d’Italia. Sono Comuni dove c’è un problema, spiega la società, di permissistica ed è in corso un’interlocuzione con Infratel per decidere il da farsi.
L’azienda, pur restando concentrata sul business all’ingrosso della fibra e sulla commercializzazione della stessa nelle aree raggiunte, va anche avanti nella diversificazione del business puntando sulla creazione di una rete di hedge data center. Ne ha realizzati 5, conta di arrivare a 11 entro a fine anno con l’obiettivo di sfruttare spazio, connettività ed energia presenti nella propria rete.
Nessuna novità, invece, a quanto risulta, sull’ipotesi di combinazione con il rivale FiberCop, società che ha come principale azionista il fondo statunitense Kkr e dove è confluita l’ex rete fissa di Tim. Il progetto di unire le due reti, a cui è legato un sostanzioso earn out per Tim (fino a 2,5 miliardi) al momento è stato congelato. Il mercato aspetta, intanto, il cambio di management per FiberCop, oggi guidata da Massimo Sarmi che ha anche la carica di presidente. In questi giorni si infittiscono le voci sui possibili candidati come amministratore delegato.











