Da alimento povero della tradizione contadina del passato a superfood perfetto per l’alimentazione salutistica moderna. I lupini stanno vivendo una seconda giovinezza, sostenuti dall’interesse per i cibi ricchi di proteine vegetali e dalle scoperte sui suoi valori funzionali (promuove il senso di sazietà e aiuta controllare il livello di colesterolo nel sangue) e spinti anche dall’innovazione di prodotto, che li ha resi facili da trovare e pratici da consumare.
Tradizionalmente venduti da ambulanti e dettaglianti, i lupini sono arrivati da pochi anni nella distribuzione moderna e rappresentano ancora una nicchia, ma hanno già raggiunto i 15 milioni di euro di sell-out e nel 2025 hanno messo a segno un aumento annuo dell’8% (fonte Niq).
È del 10%, invece, la crescita ottenuta dal market leader Madama Oliva (19% di quota a valore), che ha chiuso il bilancio 2025 con oltre 55 milioni di euro di ricavi e oltre un milione di confezioni di lupini vendute. «Abbiamo puntato sull’innovazione, introducendo il lupino sgusciato e le confezioni snack per un consumo on the go, e lavorando sull’ampliamento delle occasioni di uso di questo legume, anche in cucina. Grazie alla collaborazione con uno chef, abbiamo realizzato nuove ricette e iniziato a proporli anche come ingredienti nelle versioni vegetariane o vegane di molti piatti tipici della cucina italiana», spiega Sabrina Mancini, direttrice marketing di Madama Oliva.
La crescita della domanda, anche a livello internazionale, ha stimolato la ripresa della produzione nazionale. Dopo anni di progressivo ridimensionamento, la superficie coltivata in Italia ha superato i 1.000 ettari, il 75% in più rispetto a cinque anni fa ma sempre ben lontano dai circa 40mila ettari della prima metà del Novecento, quando i lupini erano utilizzati come coltura di rotazione per migliorare la fertilità dei suoli e ridurre il ricorso ai fertilizzanti.
Dai terreni coltivati oggi a lupini, concentrati soprattutto nel Centro-Sud, si ricavano circa mille tonnellate di prodotto secco. Una quantità che cresce di 2,5 volte quando questi legumi arrivano in commercio. Infatti, tra raccolto e vendita, i lupini vengono sottoposti a diversi risciacqui in modo da ridurre la presenza della lupanina, una sostanza che li rende amari. Su questo fronte il Crea ha avviato progetti specifici per introdurre genotipi di lupini privi di alcaloidi responsabili del caratteristico sapore amaro, favorendone la coltivazione in regime biologico nell’Italia meridionale allo scopo di ottenere legumi destinati all’alimentazione dei bovini da carne e del suino nero siciliano.

