Domenica 18 ottobre, nella cornice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, sarà invece organizzata un’intera giornata aperta a tutta la famiglia per dire basta alla fame come arma di guerra attraverso buon cibo, talk, musica e attività per i più piccoli.
I fondi, fanno sapere i promotori, hanno sostenuto il progetto “Mai più Fame: dall’emergenza all’autonomia”, che «contrasta la povertà alimentare e promuove l’occupazione in Italia, raggiungendo oltre 500 persone tra Milano, Napoli e Bari». Sono stati inoltre finanziati progetti internazionali in diversi Paesi: «dal Sahel, con interventi per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, al Libano, con programmi di coesione sociale, nutrizione e salute, fino alla Repubblica Centrafricana, per prevenire la malnutrizione di mamme e bambini sotto i cinque anni». Nel 2026, l’impegno prosegue con interventi mirati in Italia (con l’estensione del progetto in altre città) e in Venezuela, recentemente colpito da un devastante terremoto.
Purtroppo nel mondo, la fame globale nella sua forma più acuta è raddoppiata in dieci anni, si concentra sempre di più in un numero ristretto di Paesi e colpisce oggi 266 milioni di persone in 47 Paesi e territori. «Ma proprio mentre i bisogni aumentano, le risorse per rispondere diminuiscono e l’accesso umanitario è sempre più difficile». È questo l’allarme lanciato da Azione Contro la Fame Italia con la “Mappa delle 10 principali crisi alimentari globali 2026”, realizzata sulla base dei dati dell’edizione 2026 del Global Report on Food Crises (Grfc), dei rapporti Fao-Wfp Hunger Hotspots e dell’esperienza dei team dell’organizzazione sul campo.
Nel solo 2025, secondo il report, 266 milioni di persone in 47 Paesi e territori hanno affrontato livelli di insicurezza alimentare acuta. La fame, inoltre, è sempre più concentrata: i primi 10 Paesi – Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Yemen, Afghanistan, Myanmar, Bangladesh, Pakistan, Sud Sudan e Siria – raccolgono 177 milioni di persone, circa due terzi del totale globale. A cui si aggiungono altre emergenze come la tragedia di Gaza.
Il dato dei primi dieci Paesi è inferiore ai 196,5 milioni registrati nell’edizione precedente del Grfc. Ma questo apparente miglioramento, avverte Azione Contro la Fame, deve essere interpretato con cautela: «La riduzione riflette infatti in larga parte le lacune nella disponibilità dei dati, più che una reale diminuzione della fame. Alcuni Paesi non sono stati inclusi nel conteggio di quest’anno: tra questi l’Etiopia, che nel 2024 contava quasi 22 milioni di persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta. La diminuzione degli aiuti umanitari ha inciso anche sulla capacità di raccolta e analisi dei dati. Misurare la fame è quindi parte della risposta alla fame: senza sistemi di monitoraggio solidi e continui diventa più difficile comprendere l’evoluzione delle crisi, individuare tempestivamente le situazioni più gravi e indirizzare le risorse dove sono maggiormente necessarie».