Daniele Forni, Direttore Tecnico di FIRE, ha però sottolineato che ciò richiede competenze specifiche da parte degli installatori e dei progettisti, sufficientemente presenti in ambito industriale ma molto meno in ambito residenziale, dove il piccolo artigiano raramente le possiede o è anche solo consapevole di queste possibilità, rinunciando però così a offrire un servizio di grande valore per l’utente.
Un terzo dato emerso dalla discussione, e fortemente sottolineato dall’AD di TEON Ferdinando Pozzani, è il potenziale ancora scarsamente compreso delle pompe di calore nel settore industriale, dove spesso sono presenti cascami termici che le pompe di calore possono sfruttare per generare calore ad alta temperatura a costi molto bassi; e dove nei processi industriali che richiedono sia il caldo che il freddo (come nel settore alimentare) la tecnologia delle pompe di calore consente, opportunamente applicata, di ottenere entrambi a prezzo di uno solo. In un momento un cui la crisi energetica morde con particolare violenza, questo tipo di soluzioni dovrebbero essere spinte con forza affinché siano adottate il più largamente possibile.
A fronte di un quadro che offre numerose opportunità, il contesto degli strumenti di sostegno e degli incentivi al settore è debole, seppure in forte evoluzione. Come ci ha ricordato Giuseppe Latour, firma del Sole 24 Ore, siamo in attesa che vengano riviste le detrazioni fiscali dedicate a queste tecnologia e che sia riavviato e potenziato il Conto termico 3.0. Inoltre si attende anche che sia avviato il meccanismo del FER termico, il quale permette di approvvigionarsi di calore con contratti di lungo periodo, tipicamente molto convenienti. La disponibilità di risorse extra derivanti dalla flessibilità europea sul capitolo energia, dovrebbe offrire carburante a queste misure.
A pesare negativamente in modo strutturale c’è invece il rapporto tra il prezzo dell’elettricità e del gas. Mario Motta, Professore di Fisica tecnica ambientale al Politecnico di Milano, ha spiegato che dove è inferiore a 2 le pome di calore trovano praterie, mentre dove si avvicina a 3, come in Italia, i tempi di rientro che le pompe di calore possono garantire rispetto alle caldaie si allungano, rendendo l’investimento meno attrattivo. E’ un problema che affligge tutti i processi di elettrificazione. Andrebbe affrontato, e alcuni strumenti esistono nonostante la povertà del dibattito pubblico sull’energia sembri ignorarli. Oltre alla possibilità, che forse richiede troppo coraggio, di portare in capo alla fiscalità generale alcuni degli oneri che gravano sulle bollette, ridurre il prezzo dell’energia elettrica è possibile grazie alle fonti rinnovabili, oggi largamente più economiche di quelle fossili, a patto di portare queste ultime sul mercato nel modo corretto, affidandosi a contratti di lungo periodo come quelli previsti da meccanismi quali il FerX, su cui l’Italia, o più precisamente il Governo in carica, è però in ritardo di tre anni rispetto alla scadenza prevista originalmente.
La Digital Round table “L’evoluzione delle pompe di calore: energia che si rinnova” è possibile riascoltarla sul Sito di Radio 24 (radio24.it)