Non si ferma la perdita di terreni agricoli in Italia in attesa della nuova legge contro il consumo di suolo in discussione da anni in Parlamento. L’ultimo rapporto dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che si occupa di monitorare il territorio nazionale, lo scorso anno la sottrazione di terreni fertili all’agricoltura è cresciuta di oltre il 21%, raggiungendo quota 102 chilometri quadrati contro gli 84 dell’anno precedente.
Secondo un’elaborazione di Coldiretti su dati Istat, tra il 2000 e il 2020 la superficie agricola nazionale si è ridotta di 2,7 milioni di ettari, passando da 18,8 a 16,1 milioni. Una perdita che indebolisce la difesa del territorio e accresce il rischio idrogeologico, rendendo ancora più pesanti le conseguenze della crisi climatica e delle sempre più frequenti e intense ondate di maltempo estremo.
«La cementificazione, il fotovoltaico selvaggio e il nuovo arrivo dei data center “bruciano” ogni anno cibo per un valore di 1,3 miliardi di euro, mettendo a rischio la sovranità alimentare italiana in un contesto già fragile per le tensioni internazionali, con l’aumento dei costi di produzione, dai fertilizzanti al gasolio, che minaccia le coltivazioni», denuncia l’organizzazione commentando i dati del nuovo rapporto Ispra. Sul consumo di suolo agricolo, oltre alle nuove costruzioni, pesano le installazioni di fotovoltaico a terra, che rappresentano oltre un quarto del totale del suolo consumato. Una situazione, ricorda Coldiretti, che dovrebbe migliorare grazie alla nuova legge ferma in Parlamento.
Intanto, seppur con numeri ancora limitati, un’altra novità è rappresentata dall’arrivo anche in Italia il problema dei data center che rischia di incidere nei prossimi anni in maniera sempre più significativa sul fenomeno, tanto dal punto di vista dei terreni quanto da quello energetico. Per questo, sottolinea ancora la Coldiretti, occorre salvaguardare il patrimonio agricolo e i suoli produttivi, riconoscendo il valore sociale, culturale ed economico delle aziende rurali nelle aree interne. L’organizzazione chiede di agire subito per arrestare la perdita di terreno fertile, cominciando dall’approvazione della legge sul consumo di suolo «che darebbe al Paese uno strumento all’avanguardia per proteggere il territorio».