«Il mercato è cambiato radicalmente, ora dobbiamo correre. E questo era quindi il momento giusto per portare a bordo nuovi capitali». Una prima assoluta per David Avino, fondatore di Argotec, uno dei gioielli della Space Economy italiana, azienda nata nel 2008 che finora aveva sempre agito e investito con fondi propri. Cospicuo il round di finanziamento concluso, un’iniezione di risorse da 50 milioni effettuata da Nuo, holding di investimento focalizzata sulla crescita globale di aziende italiane di eccellenza.
E questo è certamente il caso di Argotec, specializzata nello sviluppo e produzione di satelliti di piccole dimensioni, partita meno di 20 anni fa ma già in grado di raccontare una storia robusta. In cui spiccano le missioni di successo realizzate con la Nasa nello Spazio profondo, così come le maxi-commesse arrivate da Esa. Percorso che ha trasformato la realtà fondata da David Avino da ambiziosa start up in uno dei big del panorama europeo, forte di un organico di 350 addetti. Perimetro che di continuo viene aggiornato, come testimoniato dalle oltre 40 posizioni aperte.
«E ne apriremo altre – spiega Avino – tenendo conto che in media da noi ogni settimana ci sono una decina di nuovi ingressi, persone che rafforzano sia la sede di Torino che quelle negli Stati Uniti. Dopo aver chiuso lo scorso anno a 57 milioni di ricavi ora pensiamo di arrivare oltre i 70 mentre nel 2027 saliremo ampiamente al di sopra dei 100. Ma al di là dei ricavi, ciò che è importante è l’ultima riga di bilancio, che da tempo presenta un utile».
Le nuove risorse verranno utilizzate per avviare nuovi servizi, irrobustire la sede statunitense ma soprattutto per aumentare la capacità produttiva della maxi-fabbrica da 12mila metri alle porte di Torino, impianto che ha permesso di industrializzare il processo per la costruzione di satelliti.
«Oggi – spiega l’imprenditore – nel nostro Space Park, struttura in cui abbiamo investito oltre 30 milioni, siamo in grado di produrre un satellite alla settimana ma per tenere il passo della domanda di mercato vogliamo andare oltre, verso gli 80 satelliti all’anno. E con queste risorse andremo in quella direzione».