Dopo circa un anno di segno meno nell’export negli Stati Uniti, provocati in buona parte dai dazi del presidente Trump, finalmente, un’inversione di tendenza. Il trimestre estivo ha fatto segnare infatti un forte rimbalzo delle spedizioni di vino italiano negli Usa. Quindi dopo un anno in apnea a partire il balzo del 17% messo a segno tra luglio, agosto e settembre. Un turnaround che ha ridotto il calo dell’export, in valore, dall’inizio anno dal -14% di giugno al -6% di settembre.
Rimbalzo o effetto scorte?
Molto di questo risultato è dovuto all’esaurimento delle scorte che i buyer Usa avevano accumulato prima dell’introduzione delle tariffe ad agosto 2025, ma non solo. Parte integrante di questo rimbalzo del fatturato del vino made in Italy negli Usa è dovuto al recupero dei prezzi medi (+9,5%) come anche al forte incremento nelle vendite dei vini rossi, da molti considerati in difficoltà e che, negli Stati Uniti, hanno recuperato nel trimestre estivo il 33% del fatturato anche grazie a un incremento del prezzo medio del 15%.
Primo mercato al mondo irrinunciabile
Qualcosa, quindi, si muove sul principale mercato al mondo per il vino e del quale l’Italia è il primo fornitore in volume e il secondo in valore alle spalle della Francia. Ed è per consolidare questa ripresa e rilanciare l’immagine del vino italiano che prende avvio il 26 e 27 ottobre a New York Vinitaly Usa. La principale manifestazione del vino italiano negli Stati Uniti organizzata Veronafiere in collaborazione con Ita-Italian Trade Agency che porterà nella Grande Mela, trecento cantine italiane con circa 2.500 etichette per incontrare oltre mille buyer provenienti da 35 Paesi.
Il potenziale inespresso
Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, sono 35 milioni i consumatori di vino tricolore oltreoceano, dato che da una parte rappresenta un primato tra i Paesi d’importazione, dall’altra dimostra come ci siano ancora ampi spazi per crescere. L’analisi rileva infatti come complessivamente siano quasi 90 milioni i consumatori abituali di vino negli Usa, pertanto, il vino italiano ha davanti a sé un potenziale di oltre 50 milioni di wine lover potenzialmente da conquistare.
«Il vino italiano – spiegano dall’Osservatorio Vinitaly-Uiv – deve segmentare sempre più i target per fasce di età, etnia e geografia della domanda. Detiene un vantaggio competitivo nella maggior penetrazione tra le fasce giovani rispetto ai produttori locali. Infatti mentre i vini californiani mostrano una forte concentrazione nelle fasce di età più mature (oltre il 70% dei volumi riconducibile agli over 55), i vini italiani presentano una distribuzione più equilibrata tra le diverse generazioni, con una maggiore capacità di penetrazione anche tra i più giovani».