Cambia ancora la data di convocazione della prossima assemblea del gruppo Aeffe, bloccato da una crisi profonda e impegnato a scongiurare un vero e proprio fallimento o (s)vendita. Secondo il ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit), dove è stato aperto un tavolo di crisi per Aeffe, ci sarebbero diverse proposte, ma i dettagli non si conoscono e alcuni degli oltre 200 licenziamenti richiesti sono già ufficiali.
Lunedì la società fondata dalla famiglia Ferretti e che ha in portafoglio i marchi Alberta Ferretti, Philosophy, Moschino e Pollini, aveva annunciato due date: il 27 maggio come giorno in cui il cda si sarebbe riunito per approvare la bozza di bilancio civilistico e consolidato al 31 dicembre 2025 e il 29 giugno per l’assemblea per l’approvazione del bilancio civilistico e la nomina degli organi sociali. Date modificate rispetto al precedente calendario finanziario: Aeffe si era avvalsa del maggior termine di 180 giorni previsto dall’articolo 2364 comma 2 del codice civile. L’obiettivo del secondo appuntamento, quello del 29 giugno, era formulare anche «ipotesi sufficientemente solide per un adeguato esercizio di impairment richiesto per la verifica e rappresentazione di dati attendibili e negoziare un piano di ristrutturazione del debito esistente con le banche, anche nel contesto di possibili operazioni straordinarie».
Ieri una sorpresa: il consiglio di amministrazione di Aeffe ha convocato per il 1° aprile l’assemblea straordinaria dei soci. All’ordine del giorno, si legge nella stringata nota diffusa dalla sede di Aeffe, vicino a Rimini, l’esame della situazione economico-patrimoniale anche ai sensi dell’articolo 2446 del codice civile, che prevede la riduzione del capitale sociale per perdite: il patrimonio netto risulta infatti diminuito di oltre un terzo del capitale sociale.
Il peggioramento dei conti di Aeffe va avanti da circa due anni: nel primo semestre 2025 i ricavi erano scesi a circa 100 milioni, in calo del 27,8% rispetto al 2024, che si era chiuso con una contrazione del 21 per cento. La perdita netta del primo semestre 2025 era stata di 28,5 milioni, a fronte di un indebitamento netto di 170,8 milioni. La procedura di Composizione negoziata della crisi (Cnc) era stata avviata nell’ottobre scorso e il 28 novembre il tribunale di Bologna aveva confermato le misure protettive nei confronti di tutti i creditori per il termine massimo di 120 giorni, con scadenza quindi al 6 febbraio di quest’anno, ma la giudice Antonella Rimondini ha disposto la proroga delle misure protettive e cautelari per ulteriori 120 giorni, che resteranno in essere fino al 6 giugno prossimo.










