Dalla fase post-Covid, cioè dal 2021, la Toscana è cresciuta meno della media italiana, fino a segnare nel 2025 un modesto +0,4% del Pil (+0,5% la media tricolore). Ma i motivi non sono legati soltanto alla demografia (tanti anziani, pochi nati) e all’occupazione “povera” (sempre più lavoratori nei settori turismo e commercio, a basso valore aggiunto), quanto piuttosto alla scarsa produttività del lavoro: la dimensione media delle aziende toscane è piccola e, soprattutto, il peso dell’hi-tech è basso sia nella manifattura che nei servizi.

E’ il quadro descritto dal Rapporto 2025 sull’economia toscana elaborato dalla sede fiorentina della Banca d’Italia e presentato l’8 giugno dal direttore Vito Barone e dagli economisti della divisione Analisi e ricerca economica territoriale guidati da Giuseppe Albanese. «Non si tratta solo della struttura produttiva – hanno spiegato – nella regione c’è anche un basso tasso di brevettazione, uno scarso contributo degli spin-off all’economia, una difficoltà di trasformazione dei settori più tradizionali come il turismo e la moda». E’ la scarsa innovazione tecnologica il male insidioso della Toscana, quello che la sta allontanando progressivamente dalle regioni più dinamiche del nord Italia e che rischia – se non ci saranno interventi correttivi – di farla impoverire sia sul fronte della ricchezza che del capitale umano. «Il divario con le regioni del Centro-Nord sta aumentando», ha ammonito Barone. «La partecipazione delle Pmi alle filiere hi-tech è troppo bassa», ha sottolineato Albanese.

Il quadro descritto da Bankitalia è allarmante. L’Istituto ha aggiunto un capitolo “straordinario” al consueto rapporto sull’economia proprio per cercare di dare una chiave di lettura delle debolezze della Toscana, acuite dal fatto di avere il 22% delle società familiari controllate da ultra65enni, e dunque poco propense all’innovazione e agli investimenti. La scarsità di investimenti privati resta un problema generalizzato: – 1% i prestiti alle imprese con un calo più marcato (-6,1%) per le piccole aziende. Il tasso di deterioramento resta basso, così come il tasso di disoccupazione, ma le competenze dei lavoratori sono inferiori alla media italiana (e questo si riflette negli stipendi). Gli elementi positivi sono che il 90% delle aziende interpellate a campione da Bankitalia ha dichiarato di aver chiuso il bilancio 2025 in utile o in pareggio e che l’export toscano continua a marciare (+20% in valore nel 2025) trainato però solo da due settori, farmaceutica e lingotti d’oro, senza i quali avrebbe il segno meno: la farmaceutica ha la bilancia commerciale negativa a causa dell’import pesante di principi attivi e materie prime, i lingotti lasciano sul territorio un basso valore aggiunto.

Se nel 2025 la scarsa crescita della Toscana è stata legata all’industria (-2,7% il fatturato) e all’agricoltura (-0,7% il valore aggiunto), con i servizi rimasti stabili (+0,3% il valore aggiunto) e le costruzioni interessate da una dinamica ancora positiva (+3,7% il valore della produzione), quest’anno si è aperto con grandi incertezze globali che rendono difficile fare previsioni. Il consiglio che Bankitalia lascia alla politica è «stimolare i settori hi-tech con capitale di rischio e interventi pubblici, senza frammentare i contributi in mille pezzi».

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