Ritrovarsi in carcere per riscoprirsi squadra. Imparare a collaborare da chi è costretto alla condivisione assoluta. Fare team building con i detenuti. In fondo, chi meglio di loro, ristretti a volte in celle di 4 metri quadrati con i turni per il bagno o per mettere i piedi a terra dai letti a castello, può dimostrare concretamente il valore del supporto reciproco? Benvenuti nella casa circondariale di Alessandria, dove le aziende possono portare i propri dipendenti ad imparare la convivenza, la collaborazione e la ripartenza. Attraverso un’esperienza nuova di vicinanza, ascolto. Ma anche di gioco. E di mani in pasta.
Team building in pasticceria
Si sviluppa tra il nuovo laboratorio di pasticceria, Fuga di Sapori Bakery 2.0, e il bistrot del penitenziario, in origine convento francescano, lo spazio dedicato anche ad appuntamenti di team building. Ad inaugurarlo nei prossimi giorni sarà Iren luce gas e servizi, parte del gruppo Iren, con dieci dipendenti. «Ma ancor prima dell’inaugurazione, stiamo già raccogliendo interesse da più realtà di vario genere», racconta Carmine Falanga, presidente della cooperativa Idee in fuga, da anni impegnato a «creare una sinergia tra le mura del carcere e le imprese», scrisse l’anno scorso il Quirinale nelle motivazioni dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica.
Tra carcere e imprese
Dalla falegnameria al luppoleto, per la produzione della birra all’interno dell’altro penitenziario, alla pasticceria al bistrot al servizio di catering: «Cibo buono, costo ridotto – sorride Falanga – e soprattutto un risvolto sociale». Come quello che ha indotto Iren a prenotare i 350 mq di laboratorio per il suo prossimo evento aziendale.
Invece di una lussuosa spa, di un eremo senza connessione o di chissà quale piccola isola i colleghi si ritroveranno insieme – secondo le indicazioni di ciascuna azienda – tra impastatrici, planetarie e forni. Guidati da un esperto formatore, affronteranno giochi e sfide – come a Masterchef – alla ricerca degli ingredienti, nella preparazione degli impasti e poi finire tutti insieme intorno ai tavoli del bistrot, parte integrante del penitenziario ma aperto alla città, a gustare i piatti preparati.
Imparare dagli errori
La cucina diventa così metafora di sfide e piccole grandi lezioni da imparare. Il tempo dell’attesa, la suddivisione dei compiti, la valorizzazione delle attitudini dei singoli, l’ascolto. E poi la capacità di rialzarsi dopo una caduta. Una (o più) giornate di team building, con giovani che hanno compreso i propri errori e cercano di cogliere una nuova occasione di vita, vuole essere per le imprese «un segno concreto a supporto di un’attività capace di unire formazione, collaborazione e responsabilità sociale», spiega Iren.
