Cresce la preoccupazione delle regioni per la piega che sta prendendo la definizione del prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea (MFF o QFP) 2028-2034 che – con l’assetto proposto dalla Commissione e il raggruppamento delle risorse in un Fondo unico – rischia di relegarle ai margini, sia nella fase preparatoria che in quella della gestione. Dopo diversi appelli rivolti al governo già nell’autunno scorso e rimasti sostanzialmente inascoltati, nei giorni scorsi la Conferenza delle regioni e delle province autonome ha chiesto al governo di “riprendere un dialogo sistematico sul futuro della politica di coesione e di giungere ad una chiara presa di posizione dell’Italia” in Consiglio europeo.
Mercoledì la commissione Budget del Parlamento europeo dovrebbe approvare la posizione negoziale sul prossimo QFP. Entro fine mese, salvo sorprese, è previsto il voto in plenaria. “In considerazione dell’avanzamento della fase negoziale e del mancato riscontro da parte del Governo di tutte le richieste di dialogo e di coinvolgimento da parte delle regioni, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome (….) torna a chiedere un incontro con il Presidente del Consiglio Meloni ed il Ministro Foti per condividere lo stato dell’arte del negoziato in merito alle proposte regolamentari e di conoscere la posizione assunta dal governo italiano”. La richiesta, presentata al governo dal presidente della Conferenza delle regioni, Massimiliano Fedriga, è stata approvata all’unanimità e non può non creare imbarazzo nell’esecutivo che all’inizio dell’attuale legislatura europea aveva esultato per l’assegnazione del portafoglio coesione proprio al commissario italiano, Raffaele Fitto (Fratelli d’Italia, il partito della premier).
Nel documento le regioni chiedono inoltre “la tempestiva istituzione di un tavolo di confronto politico e tecnico sul negoziato e sulla definizione del Piano Nazionale e Regionale italiano, ribadendo anche la necessità di una politica di coesione che possa mantenere la sua attuale modalità di attuazione basata sulla gestione concorrente attraverso capitoli regionali”.
Il tavolo di confronto deve servire a “garantire la partecipazione strutturata delle regioni alla formazione della posizione italiana”, anche “attraverso la condivisione sistematica dei testi di compromesso” e a definire un modello italiano di governance dei Piani nazionali che confermi il ruolo delle Regioni e delle Province autonome quali Autorità di gestione dei capitoli regionali”, rendendo “obbligatoria la previsione la previsione di capitoli regionali con dotazioni finanziarie certe e trasparenti”.
Questo per dire quanto finora le regioni, che fino all’attuale programmazione erano state dirette interlocutrici con le istituzioni europee sulla politica di coesione, siano state finora tenute praticamente all’oscuro dei negoziati e rischino di essere in futuro mere esecutrici di programmi e decisioni definiti a livello centrale.
