Effetto bonus elettrodomestici: da novembre 2025 ad aprile 2026, rispetto allo stesso periodo nei 12 mesi precedenti, sono state vendute 194.600 unità in più (+8,8%), per un valore aggregato del venduto cresciuto di 152,8 milioni di euro (+6,9%). Apparecchi maggiormente sostituiti: lavatrici (74.026), forni (49.213), lavastoviglie (38.196), frigoriferi (26.699) e piani cottura elettrici (25.356). Sono i dati raccolti da Applia Italia, l’associazione confindustriale che rappresenta i produttori di elettrodomestici, per capire l’impatto dell’incentivo.

Si parte dalla risposta dei cittadini: da novembre per il bonus sono state presentate oltre 1,1 milioni di richieste di voucher; 250mila sono stati poi utilizzati (all’80% nei punti vendita fisici), per un controvalore superiore a 35 milioni di euro (la dotazione complessiva era di 50 milioni di euro). Circa il 60% dei voucher è stato destinato a famiglie con Isee inferiore a 25mila euro. Impatto sull’ambiente calcolato da Applia: la sostituzione di vecchi apparecchi meno energeticamente efficienti ha generato un risparmio stimato di 57,65 GWh annui, mentre l’obbligo di rottamazione contestuale al nuovo acquisito ha consentito di raccogliere e avviare a recupero oltre 11.400 tonnellate di Raee, contribuendo all’aumento delle quantità nei circuiti ufficiali di trattamento.

Infine, da segnalare l’impatto industriale della misura, in un momento complicato per il settore dell’elettrodomestico italiano, come certifica anche la crisi di Electrolux. Il bonus ha previsto l’ammissibilità dei soli prodotti fabbricati in Europa, orientando così la domanda verso filiere produttive locali. Tra i 7.835 prodotti eligibili per il bonus provenienti dall’Ue, oltre il 52% risultava prodotto in Italia.

«Le prime evidenze indicano che circa un terzo degli acquisti incentivati ha riguardato prodotti fabbricati nel nostro Paese», sottolinea Marco Imparato, direttore generale di Applia Italia. «Consideriamo questo bonus – continua – un progetto pilota di successo. Nonostante il periodo limitato – con possibilità di richiesta di voucher tra il 18 novembre e il 31 dicembre 2025, e con gli ultimi spesi entro marzo – ha portato risultati al di là delle aspettative. La misura nasceva con finalità di carattere ambientale, per la riduzione dei consumi energetici e il miglioramento della raccolta Raee. Poi si è aggiunta la dinamica di politica industriale: il requisito di produzione in Ue si è dimostrato un sostegno alla produzione che ha intercettato una domanda latente di ricambio tecnologico del parco elettrodomestici, contribuendo a far crescere il mercato dopo anni difficili in cui la quota di provenienza Ue ha perso il 10% a favore delle produzioni cinesi».

Da qui le richieste dell’associazione: «Chiediamo che la misura venga rifinanziata, usando i fondi già stanziati, ed estesa anche a livello europeo. L’Italia è uno dei tre grandi Paesi produttori con Germania e Polonia. Fatturiamo 20 miliardi, 80 in Europa, con importante ricaduta occupazionale. Il settore dell’elettrodomestico va considerato strategico, come ha ribadito il ministro Urso al Consiglio Competitività a Bruxelles giovedì scorso, e ha bisogno di difesa e sostegni alla produzione.Va inserito tra i settori salvaguardati dall’Industrial Accelerator Act. E protetto anche con il Cbam: chiediamo che i nostri prodotti vengano inclusi nel suo perimetro, in modo che chi li importa extra Ue debba pagare il costo della CO2 come avviene per le produzioni europee. A settembre il Parlamento Ue voterà su questo», conclude Imparato.

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