Il viaggio della ceramica prodotta con argilla sarda è finito. Per la Cermed, Ceramica mediterranea, azienda con sede a Guspini nel Medio Campidano, il tribunale di Cagliari ha dichiarato la liquidazione giudiziale. Ossia la procedura che si applica agli imprenditori e che ha sostituito il fallimento con l’entrata del Codice della crisi.
Una bella storia senza lieto fine
Con la sentenza, pronunciata il 13 ottobre, si registra la fine del percorso dell’azienda nata dalla privatizzazione delle imprese sorte con le agevolazioni per la riconversione mineraria. Il sito produttivo avrebbe dovuto garantire occupazione agli ex minatori di Montevecchio e la produzione di ceramiche sfruttando l’argilla presente nel territorio regionale. Una sorta di filiera a chilometro zero o quasi. Dopo il primo passaggio pubblico-privato, la privatizzazione e quindi un primo rilancio. Poi un periodo di contrazione, il rilancio e nuovamente la crisi dettata dai costi diventati sempre più insostenibili.
La crisi e l’incognita sul futuro
Le scorse settimane era stata avviata anche la procedura per una proposta concordataria. Nel percorso era stato anche concesso del tempo per arrivare a soluzione. Alla fine però la chiusura della partita con la sentenza del fallimento per l’azienda che al 31 dicembre scorso aveva un passivo di 52 milioni di euro.
Per il 18 marzo è prevista l’adunanza dei creditori. L’attenzione è adesso al futuro. Dalle organizzazioni sindacali il pressing per garantire gli ammortizzatori sociali ai lavoratori e poi soluzioni per salvare il compendio in cui trovano occupazione circa 120 persone in Sardegna e una decina nel sito di Sassuolo dove è presente la parte vendite.
Costi energetici alle stelle
A determinare il declino dell’azienda sono stati gli alti costi. Nello specifico, lo ha dovuto fare i i conti con la mancanza del gas e con i prezzi alle stelle dell’energia elettrica, oltre che con i rincari che interessano il trasporto gommato e quello delle navi, anche perché la produzione maggiore è sempre stata destinata oltremare. Le diverse azioni di mobilitazione non sono state sufficienti a superare la difficoltà, dettata anche da una mancanza di liquidità dell’azienda.