Per molte imprese del cinema italiano, i soldi pubblici fanno la differenza tra un bilancio in equilibrio e uno in perdita. E proprio quegli aiuti arretrano: nel 2025 i finanziamenti assegnati attraverso i quattro principali strumenti per produzione e distribuzione scendono a 477,6 milioni, dai 656,6 del 2024. Un calo del 27,2% trainato dalla frenata del tax credit, mentre per le aziende beneficiarie i contributi continuano a essere ancora decisivi per tenere in equilibrio i conti.

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A fotografare questa fragilità è la “Valutazione di impatto economico, industriale e occupazionale delle misure previste dalla legge 14 novembre 2016, n. 220”: una relazione sull’impatto della legge cinema, la “Franceschini” (in via di modifica con un Ddl approdato al Senato dopo il via libera della Camera), messa online il 30 settembre (in linea con la deadline, annuale, prevista ex lege). Il rapporto riconosce agli incentivi una spinta concreta alla produzione, ma segnala anche ciò che la crescita non ha risolto: imprese deboli, lavoro discontinuo, difficoltà delle opere a trovare il pubblico.

La frenata parte dal tax credit, il credito d’imposta che sostiene gran parte dell’audiovisivo. I dati, relativi al 2025, indicano che le domande approvate passano da 888 a 527 in un anno: -40,7%. Le risorse assegnate scendono da 622,6 a 402,8 milioni, con una riduzione del 35,3%. I contributi selettivi crescono da 21,5 a 61,8 milioni, ma non bastano a compensare il calo. Le opere sostenute, invece, aumentano: 814 contro 799. Meno risorse riconosciute, dunque, con un numero di titoli quasi stabile.

Il problema emerge dai bilanci. Tra il 2018 e il 2025 gli aiuti pubblici rappresentano il 37% della produzione delle imprese beneficiarie. Per le più piccole il 77%. Se si sottraggono i contributi dai conti, il risultato operativo diventa negativo. Il sostegno è quindi una componente essenziale della tenuta economica, soprattutto per gli operatori più fragili. Ma sono i grandi a ricevere la maggior parte delle risorse. Le aziende con almeno 20 milioni di produzione media rappresentano il 6,4% delle imprese classificate e incassano il 53,1% dei contributi del periodo. Quelle sotto i 500mila euro sono il 55,9%, ma ricevono appena il 6%.

Nei quattro strumenti esaminati, il 97,5% delle risorse del 2025 va alla produzione; alla distribuzione restano 11,5 milioni. Gli incentivi funzionano soprattutto nel far crescere la produzione. Più modesti e meno certi sono gli effetti sull’occupazione. Dalle interviste agli operatori emerge che più set non hanno garantito a tutti un lavoro più stabile. E l’arrivo di produzioni straniere, pur portando servizi e competenze, non si traduce automaticamente in una maggiore presenza delle opere italiane all’estero.

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