Nonostante l’approvazione di leggi, per il settore marittimo, che, negli ultimi due anni, hanno aggiornato positivamente procedure e codici, la bandiera italiana continua a perdere tonnellaggio navale, che sceglie di iscriversi nei registri internazionali di altre nazioni, anche europee, ad esempio Malta. A suonare un campanello d’allarme è Confitarma, attraverso le parole del direttore generale, Luca Sisto.

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«Stiamo registrando – spiega – un -3% l’anno di flotta battente bandiera tricolore: in 10 anni fa il 30% in meno. E all’interno dell’Imo (Internation maritime organization), per sedersi nei primi banchi, conta proprio il numero di navi di bandiera. Oggi, in prima fila, ci sono Liberia, Panama e Isole Marshall. L’Italia sta tornando indietro, perché perde flotta: se una volta era 13°, adesso è 17°, vuol dire che ha perso quattro posizioni. Avremmo potuto essere tra i primi 10 e, invece, rischiamo di entrare nei primi 20; insomma, è un altro campionato».

Confitarma compie 125 anni

Confitarma, sottolinea Sisto, «con molta sobrietà, lancerà questi temi, soprattutto per costruire soluzioni future, in occasione dell’assemblea dei suoi 125 anni: un anniversario storico che celebreremo il prossimo 27 ottobre. Il punto è che dobbiamo far tesoro dell’esperienza accumulata quando la bandiera italiana era in netta crisi, negli anni ’80. Allora il tonnellaggio col tricolore era ad appena 7 milioni; e siamo riusciti a rilanciare la flotta fino ad arrivare a 20 milioni di tonnellaggio, con la creazione del Registro internazionale italiano e il boom, avvenuto prima della grande crisi (del 2008, ndr). Adesso siamo in una situazione intermedia, sui 12,5-13 milioni di tonnellate, e occorre fare attenzione: non dobbiamo rischiare di tornare a 7 ma dobbiamo aspirare a tornare a 20, questo è il messaggio che voglio dare. E possiamo farlo, perché gli armatori italiani sono ancora desiderosi d’investire, sono forti, hanno grande esperienza».

La questione, prosegue Sisto, è che «l’ordinaria amministrazione di una nave italiana costa 200-400mila euro l’anno a scafo in più, rispetto ad altre bandiere, a causa della burocrazia. Se un armatore ha 10 navi sono 4 milioni che butta nel cestino ogni 12 mesi e che, se battesse un’altra bandiera, potrebbe conservare per fare qualche investimento, per cominciare a ordinare una nuova nave, per migliorare la flotta di proprietà o per assumere più personale. Si tratta di tanti soldi, che gli armatori non possono utilizzare nel business ma sono costretti a usare, invece, per tutti i costi e sovraccosti dell’iperburocrazia. Ciò detto, un messaggio che bisogna lanciare è che noi vogliamo collaborare con l’amministrazione, per migliorare ancora ciò che loro già hanno fatto: ci sono venuti già incontro ma occorre far di più e velocemente».

«Introdotte misure efficaci ma non bastano per essere competitivi»

Sisto ricorda che, «negli ultimi anni, è stato avviato un percorso importante per modernizzare il quadro normativo del settore marittimo italiano e rafforzare la competitività della nostra bandiera. Le leggi Semplificazioni (182/2025) e Valorizzazione della risorsa mare (70/2026) hanno introdotto misure che il comparto attendeva da tempo, intervenendo su procedure amministrative, digitalizzazione e aggiornamento di disposizioni del Codice della navigazione, non più adeguate alle esigenze operative delle imprese e dei lavoratori. Tuttavia il percorso non può considerarsi chiuso. La concorrenza tra registri navali è sempre più forte. I pilastri fondamentali rappresentati dal Registro internazionale italiano e dalla tonnage tax (regime fiscale agevolato e opzionale riservato alle compagnie di navigazione, ndr) da soli non bastano. Come da sempre sostiene Confitarma, infatti, la scelta della bandiera dipende anche dalla rapidità delle procedure, dalla certezza dei tempi, e dalla capacità di offrire servizi pienamente digitali. Occorre, quindi, proseguire nella digitalizzazione dei procedimenti, eliminare gli adempimenti ancora duplicati, adottare tempestivamente i provvedimenti attuativi mancanti e continuare nell’opera di aggiornamento del Codice della navigazione».

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