Da anni si assiste a una forte spinta a tagliare il ricorso agli agrofarmaci sia in termini di principi attivi disponibili sia in termini di quantità utilizzate. Una tendenza che si è, però, scontrata con le crescenti difficoltà di gestione delle colture da parte degli agricoltori causate dal cambiamento climatico e dall’arrivo di nuovi patogeni mediante gli scambi commerciali. In questa ottica, stanno assumendo una sempre maggiore importanza in agricoltura gli strumenti di biocontrollo. Va in questa direzione il “Manifesto per il Biocontrollo” siglato nei giorni scorsi da Agrofarma (l’associazione dei produttori di agrofarmaci) e FederBio (federazione nazionale dei produttori biologici).
Una delle prime richieste del Manifesto riguarda la definizione di “biocontrollo”, per identificare i prodotti che possono rientrare nella categoria. Si tratta di tutti quei principi attivi esistenti in natura che riescono a garantire le stesse funzioni di difesa delle produzioni dai parassiti svolte finora dai prodotti chimici di sintesi. Ma è necessaria una definizione perché, a oggi, il termine “biocontrollo”non è presente in alcun testo normativo. «Uno degli snodi – aggiungono ad Agrofarma – è che tale definizione resti aperta all’innovazione, in modo aprire a soluzioni nuove, evitando di limitare il progresso scientifico».
Nel biocontrollo rientrano quindi i microrganismi, ma anche le sostanze naturali (comprese quelle riprodotte in laboratorio ma di fatto identiche a quelle naturali) e le sostanze inorganiche presenti in natura. Una frontiera che, se è di fondamentale importanza per l’agricoltura biologica (che non può far ricorso agli strumenti convenzionali di lotta), diventa interessante anche per l’agricoltura convenzionale che ha bisogno di diversificare la propria “cassetta degli attrezzi”, aggiungendo nuovi strumenti ma anche riducendone l’impatto ambientale.
Tra le proposte chiave del Manifesto (che punta a diventare un riferimento anche nel dialogo con le istituzioni) c’è l’obiettivo di rendere più efficiente il sistema autorizzativo nazionale. Sono necessarie procedure più rapide per introdurre nuove sostanze. Per migliorare i processi autorizzativi si punta al potenziamento delle risorse dedicate e alla creazione di una struttura valutativa ad hoc per favorire l’immissione in commercio di strumenti efficaci.
«Il Manifesto – ha commentato la presidente di Federbio, Maria Grazia Mammuccini – segna un passaggio decisivo per incentivare la diffusione del biologico e accompagnare l’agricoltura italiana verso un modello più sostenibile e resiliente. Negli ultimi dieci anni, secondo i dati di Agrofarma, si è assistito a una riduzione del 18% nell’uso di agrofarmaci e a un aumento del 133% dei principi attivi di origine biologica».
