Con il conflitto in corso – ma non solo, come vedremo, perché la discesa era iniziata già in precedenza – naufraga (per ora) il progetto di rendere il Medioriente una sorta di nuovi Caraibi, come destinazione crocieristica. A certificarlo sono i dati sui passeggeri italiani raccolti da Ticketcrociere, la prima piattaforma di vendita di biglietti per il settore. Un trend, peraltro, confermato, anche a livello globale dai numeri di Clia (Cruise lines international association).
Il lancio dell’area mediorientale come destinazione invernale alternativa a quella caraibica, col vantaggio, per i clienti italiani, di essere più vicina ed economica rispetto alla vacanza oltreoceano, era iniziata nel 2021, mentre la pandemia di Covid iniziava ad allentarsi. Un itinerario, in particolare, ha segnato la ripartenza del mercato crocieristico dopo quello stop forzato: l’Arabia Saudita. Il regno si era aperto al turismo internazionale nel 2019, grazie al programma Vision 2030; due anni dopo, Msc Crociere, con la nave Bellissima, è stata la prima compagnia al mondo ad avere il permesso di attraccare a Gedda e partire per un itinerario sul Mar Rosso. Da allora, le crociere in Medioriente sono entrate nelle pianificazioni di molte altre società di navigazione, tra cui Costa Crociere, Norwegian Cruise Lines e Windstar Cruises. E le tappe si sono moltiplicate: oltre all’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Bahrein, l’Oman e il Qatar.
Entusiamo iniziale tradito
Sembrava si fosse aperto un nuovo trend, destinato a crescere in modo costante. Invece, l’entusiasmo iniziale è andato, via via, scemando. E il conflitto scoppiato tra Usa Israele e Iran ha assestato il colpo decisivo a una frenata iniziata già da tempo. Secondo le serie storiche estratte da Ticketcrociere, il numero di passeggeri italiani che hanno acquistato crociere in Medioriente è calato in modo significativo negli ultimi tre anni.
Le richieste più alte si sono registrate nel 2023, periodo in cui 1.100 crocieristi tricolori si sono imbarcati su navi che hanno navigato nell’area mediorentale. Quello è stato l’anno forte della destinazione, in cui c’era anche l’effetto novità; e i numeri sono stati più alti rispetto ai Caraibi, che hanno totalizzato, nello stesso periodo, 964 prenotazioni. Già nel 2024, però, il trend comincia a cambiare: con 830 passeggeri italiani in Medioriente e 813 nei Caraibi, quasi un testa a testa. A partire dal 2025, poi, la tendenza si inverte, 576 crocieristi nel Middle East e 1.016 nell’area caraibica. Questo potrebbe essere collegato alla percezione di sicurezza sulla zona, che cala già prima dello scoppio della guerra. Infine, si arriva al 2026, con solo 65 passeggeri movimentati nei primi due mesi dell’anno nella Penisola arabica e 298 (dato parziale a febbraio) nei Caraibi.
Non bastano i prezzi più bassi
I dati, peraltro, ricalcano il trend a livello globale: secondo Clia, nel 2024 si sono imbarcati nei porti del Medioriente 517mila passeggeri, il 3,9% in meno, rispetto all’anno precedente; tutto questo, a dispetto di prezzi decisamente inferiori, rispetto ai Caraibi. Una cabina con balcone per una crociera di una settimana a gennaio-febbraio in Medioriente, su una nave mass market, per un passeggero italiano costava 1.660 euro nel 2025 (2.045 nei Caraibi) e 1.807 nel 2026 (contro 2.073).
