«Un investimento nazionale e strategico per l’economia della Spazio». Per il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Teodoro Valente l’accordo siglato pochi giorni fa a Washington dal Ministro Adolfo Urso con l’ad della Nasa Jared Isaacman, consente all’Italia di fare un passo avanti importante, con la fornitura della prima casa degli astronauti sulla Luna, il modulo abitativo realizzato da Thales Alenia Space, ad avere un impatto ad ampio raggio sull’intero sesttore.
«La dichiarazione congiunta firmata la scorsa settimana tra l’autorità delegata allo Spazio, il Ministro Adolfo Urso, e l’amministratore della NASA Jared Isaacman – spiega Valente -, si inserisce nel solco, rafforzandola, della storica collaborazione bilaterale tra Italia e Stati Uniti, tra Asi e Nasa. Non è un semplice piantare la bandiera italiana sul suolo lunare: è ben di più e ben più sostanziosa come impatto generale. Il primo habitat, che sarà realizzato da Thales Alenia Space Italia e vedrà il coinvolgimento di tutto il sistema produttivo del settore, è entrato a pieno titolo quale elemento del futuro campo base della missione Artemis, per una stabile presenza umana sulla superficie lunare. Il modulo è il riconoscimento della capacità, competenze, esperienze e tecnologie italiane che consentiranno di portare importanti ricadute sul nostro sistema industriale, sia per la grande che per le piccole e medie imprese coinvolte. La dichiarazione richiama lo storico momento della firma del Memorandum del 1997 tra Asi e Nasa, accordo che ha permesso al sistema spaziale italiano di realizzare circa la metà dei moduli abitativi della Stazione Spaziale. La casa italiana degli astronauti è frutto di un approccio lungimirante che guarda anche al lungo temine e ci consentirà di mantenere la leadership italiana nel dominio delle infrastrutture spaziali per l’esplorazione umana della Luna. È un investimento nazionale e strategico per l’economia dello spazio, le cui attività supportate da Asi sono già in corso»
Rapporto di lunga data quello tra Italia e Nasa, in realtà “fondativo” per il nostro settore spaziale. Con il vettore Scout a portare in orbita nel lontano 1964 il satellite San Marco, rendendo il nostro paese terzo al mondo verso la conquista dello Spazio. A distanza di più di 60 anni, è ora l’Italia a fornire un supporto chiave per il successo della nuova missione. «Il modulo – spiega Valente – è il riconoscimento della capacità, competenze, esperienze e tecnologie italiane che consentiranno di portare importanti ricadute sul nostro sistema industriale, sia per la grande impresa che per le piccole e medie imprese coinvolte. La dichiarazione richiama lo storico momento della firma del Memorandum del 1997 tra Asi e Nasa, accordo che ha permesso al sistema spaziale italiano di realizzare circa la metà dei moduli abitativi della Stazione Spaziale. La casa italiana degli astronauti è frutto di un approccio lungimirante che guarda anche al lungo temine e ci consentirà di mantenere la leadership italiana nel dominio delle infrastrutture spaziali per l’esplorazione umana della Luna».
Ruolo chiave sarà quello di Thales Alenia Space (joint venture con Thales al 67% e Leonardo al 33%). «Da sempre – spiega l’ad Giampiero Di Paolo – Thales Alenia Space lavora sinergicamente con la filiera industriale italiana e lo sviluppo del modulo abitativo multiuso rappresenta un’ulteriore importante opportunità per tutto il comparto. Grazie al ruolo di Asi, alle competenze consolidate della nostra azienda, unitamente a quelle di Leonardo e Altec, insieme a numerosi partner industriali italiani, stiamo guidando la fase di progettazione preliminare sviluppando anche le necessarie tecnologie e creando sinergie e ricadute significative per tutto il distretto aerospaziale piemontese e per la filiera industriale italiana tutta. Questo progetto non solo contribuirà allo sviluppo tecnologico e scientifico per una presenza umana sostenibile sulla Luna, ma farà progredire le conoscenze e le tecnologie indispensabili per supportare le future missioni umane su Marte».
Collaborazione con gli Usa che storicamente coinvolgono i nostri big industriali ma anche una platea di Pmi. Come Argotec, unica azienda europea ad aver avuto propri componenti in due missioni Nasa in contemporanea (un microsatellite nella missione Dart per intercettare un asteroide, un altro nella prima missione Artemis). «Il mercato Usa è in forte crescita -spiega il fondatore di Argotec David Avino – e per noi l’esperienza con la Nasa è stata fondamentale: dimostrando di saper portare a termine missioni anche nello spazio profondo abbiamo fatto capire al mondo quali sono le nostre capacità e quale il livello di affidabilità. Esperienza che ripeteremo a breve, con una missione Esa per rilevare l’attività dei meteoriti nel lato oscuro della Luna, missione utile anche in funzione della nuova base che verrà costruita».







-U01722046426WZw-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg?r=1170x507)


