Semplificazioni amministrative per velocizzare i passaggi urbanistici necessari a realizzare i progetti. Manutenzioni delle case popolari per rimettere in circolazione gli oltre 60mila immobili attualmente inagibili. E interventi per l’edilizia sociale (studentati e residenze per anziani) oltre all’affordable housing, cioè gli immobili a prezzi accessibili per la cosiddetta fascia grigia: i troppo poveri per il mercato di locazioni e acquisti ma troppo ricchi per rientrare nelle graduatorie degli alloggi popolari. Centomila alloggi in 10 anni, come aveva annunciato la premier Meloni l’estate scorsa. Il tutto con un ruolo importante per i fondi, anche privati. Potrebbero essere questi gli ingredienti del Piano casa, dal valore di 4-5 miliardi, targato governo Meloni che da quanto filtra dovrebbe atterrare sul tavolo del Consiglio dei ministri oggi pomeriggio. Già annunciato a inizio marzo, è stato travolto dall’emergenza della guerra e dei conti.
Il lavoro di lima sui testi, tutti blindatissimi, andrà avanti fino all’ultimo ed era ancora in corso ieri sera tra ministero delle Infrastrutture e Palazzo Chigi. «Ci lavoriamo ancora stasera, ci stiamo lavorando ancora anche in questi minuti, non voglio dare cifre», ha detto il vicepremier Salvini ieri sera al termine della riunione dei gruppo parlamentari del Carroccio.
Tra molti punti da definire, qualche certezza però c’è. Tutto ruoterà attorno a un decreto legge che affronterà il tema dell’edilizia residenziale pubblica. Qui sono disponibili i finanziamenti da circa 970 milioni di euro delle ultime tre leggi di Bilancio. Saranno impiegati per la riqualificazione degli alloggi sfitti perché inagibili: lavori che costano relativamente poco (20mila euro a intervento, anche se qualcuno parla del doppio) ma che porteranno un beneficio notevole sul territorio. Nella gestione delle risorse potrebbe essere coinvolto un Comitato di gestione, guidato da un commissario, nel quale siederanno anche le Regioni e l’Anci, oltre ai sindaci di alcune grandi città. Un passaggio che però potrebbe complicare il flusso dei finanziamenti alle Aziende casa, in emergenza sulla tenuta del sistema delle case popolari.
Un secondo provvedimento d’urgenza affronterà poi il tema dell’edilizia sociale e dell’affordable housing. In questo caso si lavorerà su due filoni: riqualificazione di immobili pubblici e realizzazione di nuovi edifici. Diventerà, quindi, fondamentale l’alleggerimento delle procedure di autorizzazione. In questo caso un modello già c’è: è quello degli studentati nell’ambito del Pnrr. Qui sono già state previste delle semplificazioni urbanistiche, con deroghe all’approvazione preventiva dei piani attuativi per i progetti. Potrebbero quindi essere applicati modelli simili. Ed essere coinvolti i fondi di investimento, con la compartecipazione tra soggetti pubblici e privati e la partecipazione di investitori istituzionali come Cassa depositi e prestiti.
C’è, infine, il capitolo degli sfratti veloci. L’ipotesi è lanciare un disegno di legge che possa servire a rendere più rapidi gli sgomberi, a partire proprio dalle case popolari (oltre 20mila) occupate abusivamente. Un’ipotesi in bilico fino all’ultimo: solo oggi si deciderà se portare il testo effettivamente in Cdm, anche se come trapela questo specifico provvedimento potrebbe alla fine saltare.









