Tuttavia, rimangono alcune ombre: «Tutti i prodotti importati da Paesi extra Europa dovranno offrire agli importatori la due diligence sulla provenienza dei manufatti, siano questi mobili, componenti, tavole o prodotti trasformati – osserva Fantoni -. E questo è una grave difficoltà, perché per molti Paesi la due diligence non esiste e, di conseguenza, dotarsi di questa documentazione sull’origine del legno di provenienza, con addirittura i dati di geolocalizzazione quando disponibili, creerà un danno agli operatori che oggi importano da nazioni non Ue».
La norma potrebbe tuttavia portare dei vantaggi anche alle aziende delle filiere interessate, in una fase di mercato complessa in cui le produzioni europee sono minacciate dall’invasione di prodotti asiatici (cinesi in particolare) che non rispettano le rigide regole imposte dall’Eudr. Dovrebbe infatti – se saranno applicati reali e severi controlli alle dogane – arginare l’importazione di prodotti non conformi.
«Ci aspettiamo che l’Eudr porrà un freno all’aggressività e alla competitività degli esportatori cinesi, vietnamiti e di altri Paesi extra europei, premiando le produzioni a valore aggiunto. Ma rimane il problema per chi deve invece importare la materia prima».
Un aiuto per la filiera che, come hanno evidenziato i dati diffusi da FederlegnoArredo sul mese di marzo, sta risentendo in modo significativo della doppia crisi generata dall’imposizione dei dazi sul mercato statunitense e dalla guerra in Iran, con perdite pesanti sul fronte delle esportazioni extra Ue (-17,4% rispetto a marzo 2025). Un po’ meglio va per il settore dei pannelli, spiega Fantoni, che ha chiuso il 2025 con un aumento del 2,2% del fatturato alla produzione, mentre l’export a gennaio ha segnato un +1,1%, mentre quello complessivo della filiera è crollato del 13% nello stesso mese.
«Il settore sta lavorando un po’ sottotono, ma meno di quanto si potrebbe immaginare – spiega Fantoni -. Il paradosso è che la chiusura di Hormuz, pur creando aggravi di costi e scarsità di materie prime, sta favorendo le nostre esportazioni verso alcuni mercati, come il Nord Africa, tradizionalmente serviti da produttori come la Turchia, oggi in difficolt a competere sul mercato mediterraneo». Questo aumento sta parzialmente compensando, con volumi rilevanti, il calo delle vendite che si registra invece sul mercato nazionale.
