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Economia

«Emergenza Monte Bianco: serve il raddoppio del traforo»

Sala StampaBy Sala StampaFebruary 19, 20264 Mins Read
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«Emergenza Monte Bianco: serve il raddoppio del traforo»

Imprese in allarme per il traforo stradale del Monte Bianco, dove transitano circa 1,5 milioni di veicoli l’anno tra auto e camion. Chiusure continue e prolungate del tunnel alpino, imposte dai lavori di manutenzione, come è già accaduto dal 2023 al 2025 per circa 3 mesi e mezzo ogni anno, potrebbero causare forti danni all’economia della Valle d’Aosta, del Nord Ovest e, più in generale, ai flussi commerciali tra Italia e Francia. In particolare, il Pil valdostano potrebbe subire un crollo fino all’8,8%, per un totale di 11,1 miliardi di euro. Lo dice uno studio condotto dal Centro studi di Confindustria (CsC), curato da Stefano Di Colli, che stima l’impatto della chiusura del traforo del Monte Bianco sull’economia della Valle d’Aosta.

Le alternative infrastrutturali (Frejus, Gran San Bernardo) non compensano l’interruzione del collegamento diretto tra Valle d’Aosta e Francia, generando maggiori costi logistici, allungamento dei tempi di trasporto e riduzione di competitività per attività industriali e operatori turistici. Secondo le imprese, la sola alternativa per scongiurare un simile scenario è il raddoppio del traforo, costruendo in pratica un secondo tunnel vicino a quello storico (lungo circa 11 chilometri e inaugurato il 19 luglio 1965). La previsione di spesa per la nuova galleria si attesta intorno a 1,2 miliardi di euro. Ma prima bisognerà superare le resistenze francesi, che al momento non sembrano sostenere questo progetto.

Due scenari

Lo studio del CsC contempla due scenari alternativi: uno sotto l’ipotesi di una chiusura di 5 mesi l’anno per 30 anni, l’altro di una chiusura di 5 anni consecutivi. Le simulazioni econometriche per il periodo 2025-2054 stimano che una chiusura di 5 mesi l’anno per 30 anni del traforo del Monte Bianco comporterebbe una perdita cumulata pari a circa -6,1% del Pil regionale al 2054, con un impatto complessivo di 7,8 miliardi di euro e una riduzione media annua di 262 milioni.

Lo scenario di chiusura continuativa per 5 anni produrrebbe effetti ancora più intensi e duraturi, con una perdita cumulata stimata pari a -8,8% del Pil regionale al 2054, per un totale di 11,1 miliardi di euro e una riduzione media annua di 371 milioni di euro. I dati del CsC confermano che il traforo del Monte Bianco rappresenta un vero e proprio fattore di competitività regionale. Interruzioni prolungate compromettono non solo il traffico commerciale e turistico, ma anche la crescita economica complessiva, con effetti strutturali difficilmente reversibili, inclusa la ricollocazione dei flussi di traffico verso altri valichi. Per il turismo, in particolare, il traforo del Monte Bianco rappresenta la tradizionale via d’accesso dei turisti francesi e svizzeri (la Suisse Romande) verso la Valle d’Aosta e le regioni vicine.

Imprese in campo

Lo scetticismo della Francia sul secondo tunnel non ferma l’Italia e i numeri del rapporto del CsC sembrano darle ragione. Dice Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta: «Ogni ulteriore chiusura del traforo del Monte Bianco determinerà un danno diretto all’economia della Valle d’Aosta, equivalente al 6-9% del Pil regionale. Impedire tutto ciò per Confindustria è la nostra priorità, e siamo convinti che sia possibile in un unico modo: raddoppiare l’attuale infrastruttura, passando da una a due canne (gallerie, ndr). Questa è l’unica soluzione che eviterà del tutto le chiusure, e in 12 anni restituirà all’Italia un’infrastruttura all’avanguardia, sicura e più efficiente a livello ambientale. Inoltre – continua Turcato – sarebbe garantito un flusso di cassa costante alla società di gestione, che potrebbe finanziare i lavori agevolmente senza che nemmeno un euro pubblico venga speso. Questa proposta è condivisa dal governo nazionale e da quello regionale». Per Turcato, non è più rinviabile una discussione a livello europeo sul raddoppio del traforo che superi il sostanziale disinteresse francese, per arrivare a una decisione entro l’autunno. Perché deve essere chiaro, conclude Turcato, che anche in una prospettiva di intermodalità avanzata, il trasporto su gomma rimarrà prevalente per vari decenni ancora.

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