L’enoturismo cresce e diventa una voce sempre più importante nei bilanci delle cantine italiane. Soprattutto di quelle “a gestione familiare”, che per la loro autenticità stanno scalando posizioni nelle preferenze dei visitatori e che negli anni si sono meglio attrezzate per ampliare la loro capacità di accoglienza.
Si tratta di un settore in cui ci sono ancora molte opportunità di sviluppo, soprattutto in ottica di diversificazione e destagionalizzazione delle esperienze. Una scommessa che può continuare a essere vincente, però, solo se vengono affrontati con efficacia gli ostacoli legati alla insufficiente digitalizzazione dell’offerta e alla sua maggior integrazione all’interno dei pacchetti dei tour operator internazionali e del sistema turistico-culturale dei territori.
È il quadro che emerge incrociando le anticipazioni di alcune ricerche presentate nel corso del Vinitaly. E gli stessi spazi, in crescita, che la fiera dedica all’enoturismo sono una dimostrazione pratica del crescente interesse per questa attività, non più residuale in un momento in cui i consumi di vino sono in calo (per motivi culturali e legati agli stile di vita, ancora prima che per questioni economico congiunturali).
Secondo il primo report di Nomisma Wine Monitor Unicredit sull’Enoturismo in Italia, realizzato in collaborazione con Città del Vino, nel 2025 questa attività ha generato un valore per le cantine italiane di circa 3,1 miliardi di euro, contribuendo mediamente per il 21% al fatturato delle aziende vinicole.
La spesa media del visitatore – si legge nel report – mostra variazioni significative in funzione dei servizi fruiti, con le componenti a maggiore valore, in particolare gli acquisti in cantina e i pernottamenti, che possono superare i 100 euro per persona. Il trend complessivo, secondo Nomisma, «si conferma saldamente orientato alla crescita, tanto nella fotografia degli ultimi mesi quanto nelle aspettative per il futuro: sia i flussi sia il fatturato mostrano dinamiche positive, trainate in particolare dalle imprese più strutturate, che riescono ad intercettare segmenti di visitatori disposti a investire in esperienze più articolate, immersive e ad alto contenuto di personalizzazione». Analizzata l’offerta delle aziende, l’Osservatorio individua alcuni «driver evolutivi ormai chiari»: la ricerca di percorsi multisensoriali e narrativi, il consolidamento dello slow tourism come cornice valoriale dell’esperienza, la crescente centralità dell’outdoor come spazio di fruizione autentica e, infine, l’ampliarsi della domanda per pacchetti su misura.
