Se è vero – come insegnava Sant’Agostino – che «come siamo noi, così sono i tempi» questa è una stagione di (doveroso) impegno. Di tutti i saperi. Per rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più longeva. Che si confronta con gli interrogativi, sempre maggiori, della bioetica. Ma che gode anche – come mai prima – di più possibilità offerte dalla ricerca. Purché adeguatamente sostenuta. Dal pubblico e dal privato. Trent’anni della Fondazione Veneto Institute of Molecular Medicine diventano così l’occasione di una chiamata collettiva alla responsabilità.
«Abbiamo realizzato un grande lavoro di squadra, sviluppato – premette la presidente Vimm, Giustina Destro – progressivamente, avendo a fianco le Istituzioni». L’idea, condivisa con Francesco Pagano, di dar vita ad un centro di ricerca polifunzionale è cresciuta fino a diventare un polo di eccellenza che festeggia i tre decenni di vita alla Fondazione Cini di Venezia, in un dialogo intorno a Etica, Ricerca e Finanza. La storia di Vimm oggi è anche la storia di 300 ricercatori per una medicina che pone sempre più al centro l’uomo nella sua interezza. Ciò che siamo e l’ambiente in cui ci muoviamo; i valori etici e gli interrogativi dell’intelligenza artificiale. Poiché l’algoritmo, almeno per il momento, resta una «potenza senza coscienza», secondo la definizione del matematico Alfio Quarteroni, è «sulle persone e sui bisogni» più che sugli strumenti che si devono concentrare ricerca e scienza, secondo l’invito di Daniele Franco, presidente della Fondazione Cini. I bisogni del corpo e quelli della mente. I limiti, le domande. I principi, da trasmettere ai giovani ricercatori. A loro è rivolto il nuovo codice etico della Fondazione Vimm, illustrato dal direttore Nicola Elvassore. Perché non si tratta mai solo di protocolli formali da rispettare, ma di ricadute concrete sulla vita soprattutto dei più fragili. «La ricerca scientifica non è un’attività neutra. Ogni progetto di studio incorpora – è il senso delle riflessioni – scelte valoriali che riguardano non solo il metodo, ma il significato stesso dell’indagine». «L’etica deve essere la luce che guida tutti i percorsi», l’indicazione di Sandra Gallina, Direzione Generale salute e sicurezza alimentare della Commissione Europea, che rievoca l’enciclica di Leone XIV: «Ci stimola a focalizzarsi sul quadro normativo che regola l’Intelligenza Artificiale e la gestione dei dati biomedici». Più che di «disarmare l’AI», come spesso si sente ripetere, è della formazione di chi crea l’algoritmo che occorre parlare, secondo monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Fondazione Età Grande, che ricorda l’altra faccia della longevità: una popolazione con sempre più bisogni.
Se la vita si allunga è anche grazie alle scoperte della scienza, che richiedono tempo, investimenti e fiducia. E passano attraverso errori e tentativi. Una concezione opposta a quella della politica del presente. Non a caso, nota Francesco Micheli, presidente e CEO di Genextra Spa, intervenuto nella tavola rotonda moderata da Ferruccio de Bortoli, «un limite italiano è la grande paura di fallire».
Un fattore fatale quando si parla di ricerca. «Come le start up: dopo 3-5 anni il 90% fallisce», premette Fabio Tamburini, direttore de IlSole24ore, prima di confrontare le diverse reazioni di Stati Uniti e Italia di fronte agli insuccessi: «Negli Usa il fallimento è visto come un insegnamento per il futuro, in Italia è un punto di non ritorno, sei un uomo morto». Oltre ad un fattore immateriale, c’è un secondo, materiale altrettanto importante: «I ricercatori sono al livello più basso nella scala delle retribuzioni», denuncia Tamburini tra gli applausi. Il nodo degli stipendi delle nuove generazioni è stato oggetto delle riflessioni anche del governatore di Bankitalia Fabio Panetta come del presidente di Confindustria Emanuele Orsini. Tamburini li cita, perché qui risiede l’origine dell’«immensa dispersione di risorse» provocata dai troppi talenti in fuga. «Va usata meglio e di più la leva fiscale», l’indicazione del direttore. Una strada per «liberare la ricerca dall’ossessione del rischio» la prospetta Ilaria Villa, Fondazione Telethon: «usare denaro filantropico. La ricerca che non ha paura di fallire porta grandi successi e si trasforma in cura».
La giornata per i 30 anni della Fondazione Vimm si conclude con il conferimento del titolo di Vimm Ambassador ad Elisabetta Belloni, Luciana Lamorgese e Francesco Micheli.










