In Brasile la Camera dei Deputati ha approvato un progetto di legge che vieta la produzione e la commercializzazione dei prodotti ottenuti mediante l’alimentazione forzata degli animali, compreso il foie gras. Per entrare in vigore la proposta attende la bollinatura del presidente: se confermata, renderà il Paese carioca primo Stato dell’America Latina a istituire, per legge federale, un divieto tranchant su produzione e vendita di questo alimento, combinando la più ampia portata possibile sul proprio territorio. Decisione storica, visto e considerato il peso del comparto avicolo nel Paese (il Brasile è il secondo produttore mondiale di questa carne).
Dibattito aperto in tutto il mondo
Da anni è aperto il dibattito sull’opportunità etica di continuare a sostenere un prodotto alimentare di lusso che viaggia (nella più assoluta) controtendenza rispetto alle pratiche di benessere animale auspicate e perseguite, soprattutto in Europa.
Piatto di punta della gastronomia francese, il foie gras è prodotto dai fegati artificialmente ingrossati di anatre e oche sottoposte alla pratica del gavage. Questa pratica di alimentazione forzata causa estrema sofferenza e gravi problemi di salute agli animali (si calcola che anatre e oche alimentate forzatamente presentino un tasso di mortalità fino a 20 volte superiore rispetto agli altri uccelli).
La Francia rimane il maggiore produttore di questo alimento, nonostante la maggior parte dei francesi si dica contraria. In Italia la produzione è vietata dal 2007 , ma il prodotto continua a essere utilizzato in alcuni ristoranti e venduto sul web, o in alcune gastronomie.
In Europa il foie gras è prodotto solo da cinque Paesi: oltre alla Francia, Bulgaria, Spagna, Ungheria e Belgio (Vallonia), che esportano a livello globale. Altri Paesi nel mondo in cui si produce ancora oggi il foie gras sono la Cina, tra i principali consumatori mondiali, insieme con Giappone Svizzera, Canada (Quebec in particolare), Usa (eccetto California).
Nello Stato di New York, il dibattito è in corso da anni: lo scorso mese di marzo una Corte di appello ha stabilito la validità del divieto di vendita approvato nel 2019 dal Consiglio comunale – era sindaco Bill de Blasio – ma mai entrato in vigore per la causa intentata da industria e produttori.












