Diventare un hub culturale del Mediterraneo – punto di riferimento internazionale per la storia e la civiltà della Magna Grecia – e un motore di crescita per il territorio. Gli obiettivi del Museo archeologico di Reggio Calabria (Marc) sono ambiziosi, ma raggiungibili, secondo il direttore Fabrizio Sudano che, arrivato a inizio 2024, in due anni ha di fatto ridisegnato il volto di questo gioiello del patrimonio artistico e culturale italiano, ancora troppo poco conosciuto dal pubblico italiano e internazionale e troppo poco valorizzato dai mecenati privati, nonostante custodisca due tra i principali capolavori dell’arte italiana, i Bronzi di Riace.
Il Piano strategico 2026-2028
Proprio ai privati guarda il Piano strategico 2026-2028 annunciato poche settimane fa – il primo realizzato dal Museo e uno dei pochissimi redatti da un’istituzione museale in Italia – che riflette il cambio di passo e la visione imprenditoriale impressa in questi due anni da Sudano.
Messo a punto da un team di alto profilo, grazie alla collaborazione del personale interno, ma anche di personalità esterne come Ludovico Solima, docente all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, il Piano risponde all’esigenza di dotare il Museo di una «programmazione strutturata e una progettualità di sistema sul medio termine – spiega Sudano – in grado di orientare in modo coerente e integrato le scelte strategiche». Il Piano affonda le radici nel lavoro svolto in questi due anni, durante i quali il nuovo management ha riorganizzato sia gli uffici, sia le attività, anche attraverso investimenti nella digitalizzazione, con l’obiettivo di valorizzare e far conoscere non solo il patrimonio custodito all’interno del museo, ma anche il museo stesso.
La crescita del biennio 2024-2025
«Abbiamo investito, ad esempio, sulle mostre temporanee, puntando su un grande evento all’anno, non necessariamente legato ai reperti della Magna Grecia che già il Museo espone nelle sue sale – prosegue Sudano -. È il caso della mostra su Gianni Versace (terminata il 3 maggio scorso, ndr), che ha riscosso un enorme successo. Ovviamente i costi di una mostra di questo genere sono superiori, più che doppi, rispetto a quelli delle esposizioni tradizionalmente organizzate dal museo, e il ritorno economico non è immediato, ma si tratta di un enorme investimento in comunicazione, che ci consente di raggiungere un pubblico nuovo, che mai prima aveva frequentato le nostre sale».
A proposito di pubblico, il numero di visitatori è aumentato, raggiungendo la cifra record di 260mila ingressi, superiore anche al numero di visitatori pre-Covid (227mila nel 2019). «Bisogna considerare la posizione geografica del nostro museo che, pur essendo uno dei più importanti del Sud Italia, rimane fuori dai flussi turistici principali, per cui un aumento del 16% degli ingressi tra il 2024 e il 2025 è un risultato straordinario: quei 260mila secondo me andrebbero moltiplicati per tre». Inoltre, è aumentato il numero di visitatori paganti, salito lo scorso anno al 55% (mentre prima era una quota minoritaria), Questo, assieme all’aumento del biglietto da 8 a 10 euro, ha portato a un aumento esponenziale degli incassi, che nel 2025 hanno superato quota 1,2 milioni di euro, il doppio dei 601mila euro registrati nel 2019.







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