Non solo fotografie
Lo spazio espositivo si trasformerà in un vero e proprio manifesto di libertà creativa e di aperta critica alle convenzioni della moda. Ad accogliere il pubblico, una galleria fotografica lungo quaranta metri che catapulta immediatamente i visitatori nell’universo dello stilista. Il percorso espositivo si sviluppa nelle sei sale tematiche, ritmate da installazioni luminose al neon. In un flusso continuo tra arte e moda, gli scatti storici di Stefano Babic, Sergio Caminata e Stefano Pandini dialogano con la spettacolarità delle leggendarie vetrine della maison, le provocatorie campagne pubblicitarie e una selezione mirata di abiti vintage originali. Ad arricchire l’esperienza, sala dopo sala, ci saranno contributi video con interviste a storici amici, colleghi e artisti (realizzate da Alberto Clementi, Tommaso Basilio e Pier Paolo Pitacco): i loro racconti svelano il lato più umano e radicale di Moschino: dalle origini nella provincia padana (Abbiategrasso) alle folli performance in passerella, alle sorprendenti campagne pubblicitarie, fino alla profonda serietà dei suoi messaggi politici e sociali.
Una vita interrotta dall’Aids
Franco Moschino era nato ad Abbiategrasso, in provincia di Milano, il 27 febbraio 1950 e nel 1994, a soli 44 anni, di Aids, anche se all’epoca si disse che la causa era stata un infarto legato a una forma tumorale. Fin da giovane mostrò una forte passione per l’arte e nel 1967 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano con l’intenzione di diventare pittore. Per mantenersi gli studi, iniziò a lavorare come illustratore freelance per riviste e case di moda, scoprendo il mondo del fashion. Si diplomò successivamente presso l’Istituto Marangoni e nel 1971 iniziò a lavorare come disegnatore per Gianni Versace, una collaborazione che durerà sei anni. A partire dal 1978, per undici stagioni consecutive, disegnò le collezioni per il marchio Cadette e fu 1983 a segnare la svolta: Franco Moschino fondò la sua casa di moda, la Moschino Couture!, con la società Moonshadow. La sua prima collezione – moda donna – ebbe un successo immediato, attirando l’attenzione della stampa per lo stile giocoso e la capacità di infrangere le regole del settore. Nel 1984, la seconda collezione moda donna, presentata quando ancora le sfilate si tenevano alla Fiera di Milano, confermò il successo della precedente stagione e l’anno successivo fu la volta della prima collezione uomo, presentata nelle sale di Palazzo Reale a Milano. Nel 1986 nacque la linea donna Moschino Jeans, l’anno dopo la maison presentò la sua prima fragranza e, nel 1988 arrivò Cheap and Chic, una linea giovane ed economicamente accessibile, che rifletteva la volontà dello stilista di rendere la sua creatività disponibile a un pubblico più ampio. Il 1989 èfuun anno decisivo: viene inaugurata la prima boutique Moschino in via Sant’Andrea, nel quadrilatero del lusso di Milano, mentre la seconda, in via Durini, sempre a Milano, fu pensata per le Cheap and Chic e Moschino Jeans. A partire dal 1991 Franco Moschino decise di abbandonare le passerelle, aumentando contemporaneamente il suo impegno in campagne di sensibilizzazione sociale, con una presa di coscienza ecologica e morale. Nel 1993, per celebrare i dieci anni di attività del brand, Moschino organizzò la retrospettiva “X Anni di Kaos!” alla Permanente di Milano, che, insieme al catalogo pubblicato per l’occasione, ripercorre tutti i traguardi della sua eclettica carriera. Nello stesso anno venne organizzata una presentazione dei suoi abiti storici, che sfilarono al Teatro Nazionale di Milano, ma dopo pochi mesi, nel settembre del 1994, Moschino si spense per una malattia, l’Aids, che all’epoca era ancora, di fatto, incurabile.








