Gioiella produce latticini a Gioia del Colle dal 1946. Ma è negli ultimi anni che Capurso Azienda Casearia ha spinto sull’acceleratore, grazie anche al successo di burrata e stracciatella e al percorso avviato con la “nascita” – nel 2021 – della Mozzarella di Gioia del Colle Dop. Basti pensare che nel pre Covid il fatturato era di una cinquantina di milioni e che nel 2025 ha toccato i 200. «Nel 2026 vedremo i frutti di 20 milioni di investimenti avviati lo scorso anno con l’obiettivo – spiega al Sole 24 Ore l’ad Andrea Brandonisio – di crescere di un altro 10-15% a 220-230 milioni, crisi internazionale permettendo».

Oltre il 60% del giro d’affari è prodotto dalle burrate, che per il 60% vengono vendute all’estero. «Nel 1997 festeggiammo con una cena le mille burrate giornaliere con i 34 dipendenti – racconta l’ad – ora siamo in 450 e ad aprile sarà a regime il potenziamento della nuova linea produttiva con cui passeremo a una capacità di 700mila burrate giornaliere dalle 500mila attuali. E la maggior parte dei contratti che servono per coprire la nuova quota sono già firmati».

La strategia di sviluppo passa anche per la crescita della produzione Igp (Burrata di Andria) e Dop (Mozzarella di Gioa del Colle). «Della Mozzarella Dop noi copriamo circa il 75% dell’intero volume del Consorzio. Ma su 2.400-2700 quintali di latte che ritiriamo – continua Brandonisio – solo 400 sono per la Dop. Noi ci crediamo molto, anche se c’è da fare un difficile lavoro di posizionamento. Attorno ai 1.400-1.500 quintali di latte sono invece utilizzati (insieme alla panna) per le burrate, e anche in questo caso vogliamo crescere molto nella quota Igp: l’obiettivo è passare in due anni dal 15% all’80%. Crediamo che sia l’unico strumento oggi che possa realmente tutelare il territorio ed è un elemento distintivo per i nostri prodotti. Il valore aggiunto c’è e va fatta capire la differenza di qualità che vale la differenza di prezzo. Anche grazie al lavoro di posizionamento in Gdo, chi la prova poi non torna indietro. E il merito va anche al miglioramento nei processi di produzione e conservazione su tutto il processo produttivo».

Centrale è poi il ruolo della ristorazione. «Abbiamo anche creato delle piattaforme distributive per l’horeca che oggi sono arrivate a valere 30 milioni. Lo abbiamo fatto – spiega l’ad – per avere un rapporto diretto con il cliente finale e spiegargli i nostri sforzi sulla qualità del prodotto o anche banalmente come maneggiarlo e conservarlo». In uno scenario di crisi dei consumi interni resta poi cruciale l’export: «L’Europa copre la fetta maggiore, ma siamo presenti in tutto il mondo, ad esempio andiamo molto bene in Corea e Giappone – dice Brandonisio –. Gli Usa per ora pesano poco, ma stiamo avviando una struttura commerciale a New York e in California. Abbiamo velleità di espansione con dei siti produttivi in loco, ma servirebbe uno scenario di stabilità politica».

Infine, sul fronte sostenibilità, «nei prossimi mesi sarà ultimato un depuratore che permette la potabilizzazione delle acque di processo, in modo da essere sempre più autonomi nei periodi in cui si verificano mancanze d’acqua. Stiamo terminando anche un terzo impianto fotovoltaico che porterà a soddisfare con le rinnovabili il 60% del nostro fabbisogno energetico».

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