«Le crisi aziendali? Al momento sono limitate, su livelli del tutto fisiologici. Ma se questo quadro di instabilità e di speculazione finanziaria sull’energia dovesse proseguire le conseguenze potrebbero essere pesantissime».

Osservatorio chiave quello di Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, impegnato a valutare l’impatto del nuovo quadro internazionale sul sistema produttivo del territorio, il primo per contributo al valore aggiunto e all’export dell’intero Paese.

Sistema solido e tuttavia non immune da situazioni di difficoltà, come testimoniato dal caso di Stm ad Agrate. Sito oggetto di una profonda trasformazione tecnologica con possibili impatti negativi sull’occupazione. Ora in gran parte rientrati alla luce dell’ultimo incontro in Regione. «Dopo un avvio pessimo nei mesi scorsi – spiega Guidesi – abbiamo notato un cambio di atteggiamento da parte dell’azienda. Nel piano presentato si rilanciano gli investimenti in modo autonomo, al di là di strumenti di co-investimento, confermando così la centralità del sito. E si stabilisce l’impegno a gestire la transizione tecnologica con un saldo occupazionale pari a zero: i due obiettivi principali che si poneva e si pone Regione Lombardia. Ora si tratta di ufficializzare l’accordo e di monitorare il percorso, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione nelle giuste tempistiche per fare in modo che il saldo zero degli occupati venga rispettato». Se le nubi sui microprocessori di Agrate si diradano non altrettanto accade in generale per l’apparato produttivo regionale, che dopo aver chiuso in modo brillante il 2025 (produzione a +2,3% nel 4° trimestre) grazie alla spinta estera, vede ora una domanda internazionale sempre più a rischio e un’impennata dei costi dell’energia. «L’instabilità si traduce per noi in incapacità di programmare e solo programmando è possibile investire. Ora davanti a noi vediamo un quadro pessimo, in cui saltano le regole del commercio internazionale mentre la speculazione finanziaria fa esplodere i prezzi dell’energia: se questo trend non si ferma alcuni distretti energivori, penso alla siderurgia, si troveranno nell’impossibilità di produrre, se non in perdita. Oggi la disoccupazione in Regione è ai minimi storici, al 2,7%, ma è chiaro che le preoccupazioni per il futuro ci sono: dazi, geopolitica, energia e burocrazia Ue rischiano di portarci fuori dalla possibilità di produrre». Una svolta dalla Ue è attesa nell’auto, dopo una parziale apertura rispetto alla riduzione delle emissioni, flessibilità ritenuta però ancora non adeguata. «Una mini-svolta, che non basta ma su cui ora c’è la possibilità di lavorare dialogando con Commissione e Parlamento Ue. La Germania? Considero scontato che stiano con noi, a meno che abbiano scelto il suicidio totale nel settore».Tra gli strumenti di rilancio della competitività regionale, Guidesi punta in particolare sulle Zone di Innovazione e Sviluppo (Zis), modello sperimentale con una dote di 20 milioni a fondo perduto per creare partenariati tra imprese, istituzioni, università e centri di ricerca. Progetto che dal 3 marzo ha avviato la raccolta delle candidature. «A fine legislatura, nel 2028, ci aspettiamo una decina di queste Zone, con Bergamo nella Meccatronica che mi pare già avanti in questo percorso, così come la Microelettronica di Pavia. È un nuovo modello di lavoro in cui crediamo moltissimo, un valore aggiunto rilevante grazie alla connessione dei know-how tra attori diversi, con una chiara vocazione settoriale. Penso che in questo modo le Zis possano anche diventare un attrattore di investimenti, segnalando per ciascuna di queste specializzazioni la presenza in loco di tutto ciò che serve per produrre».

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