Ci sono i mercati dell’estremo oriente nei piani di internazionalizzazione di Tonitto 1939, Pmi che produce gelati e sorbetti con il proprio marchio o per quello del distributore. Dopo lo sbarco in Corea del Sud, Filippine e Taiwan ora la società, con la partecipazione a Foodex, la più importante fiera agroalimentare dell’Asia in programma dal 10 al 13 marzo a Tokyo, è alla ricerca di nuove opportunità in Giappone, Cina e Malesia. A livello globale, l’Italia si conferma come il quarto paese esportatore di gelato, dopo Germania, Francia e Belgio, con un valore totale di 372 milioni di euro, in crescita del 19% rispetto ai 313 milioni del 2024. In più l’Asia rappresenta oggi il 9,2% dell’export italiano, con un aumento del 44% rispetto al primo semestre dello scorso anno.

«Negli ultimi due anni abbiamo osservato un crescente interesse verso il gelato italiano premium: tra il 2024 e il 2025 i contatti commerciali qualificati generati in fiera sono aumentati di circa il 35%, con particolare attenzione a distributori retail e operatori food service giapponesi – spiega Simone Furlan, Export sales manager di Tonitto 1939 -. La partecipazione rientra in un piano strutturato di sviluppo export, che prevede investimenti marketing dedicati all’Asia pari al 10% del budget annuale, adattamento di packaging e formati ai mercati locali e consolidamento di partnership distributive».

I clienti nella regione hanno gusti esigenti e scelgono, per esempio, sorbetti alla frutta come mango, yuzu (un agrume coltivato nell’area ndr) e gusti ai frutti tropicali, prodotti che rappresentano oltre il 40% del mix vendite in alcuni mercati mentre lo yogurt gelato è percepito come un’alternativa più salutistica. I distributori locali chiedono a Tonitto 1939 anche grammature ridotte, formati mono porzione tra 100 e 250 grammi particolarmente adatti ai convenience store e al consumo urbano ma anche packaging premium con ingredienti chiari e durata di vendita adeguata alle catene distributive complesse. Guardando al futuro, l’azienda individua alcuni trend destinati a influenzare sempre più lo sviluppo del gelato italiano nei mercati asiatici. Tra questi, innanzitutto, le contaminazioni culturali e i cosiddetti fusion flavour: abbinamenti come matcha e fragola, ispirati al «Tokyo style chocolate», stanno suscitando interesse soprattutto tra i consumatori giovani urbani. Sempre più centrale è l’attenzione verso ingredienti naturali, la riduzione di additivi e di coloranti artificiali, oltre a sostenibilità e tracciabilità delle materie prime. Infine si prosegue con il processo per dare più valore al prodotto made in Italy perché il prodotto italiano viene percepito come una proposta di fascia alta, in cui packaging curato, informazioin sull’origine e qualità degli ingredienti giocano un ruolo determinante nella scelta finale del consumatore. Per questo la Pmi punta a consolidare la propria presenza in Corea del Sud, mercato dove il gelato italiano è apprezzato, e a finalizzare accordi commerciali in Giappone, con l’obiettivo di avviare le prime vendite continuative delle linee a marchio proprio entro i prossimi 12 mesi. Allo stesso tempo, l’azienda sta sviluppando i contatti in Cina, dove il mercato dei frozen dessert cresce a un tasso stimato del 6% annuo, e in Malesia, hub strategico per il Sud-Est asiatico dove la domanda di prodotti occidentali di qualità è in costante aumento. «Ad oggi il mercato asiatico rappresenta per noi un grande potenziale di crescita – segnala Furlan -. Pur non pesando ancora significativamente sul totale dell’export, i contatti e l’interesse verso i nostri prodotti sono in forte crescita. Per il 2026 l’obiettivo è entrare in Cina e Giappone e cogliere opportunità ad alto valore aggiunto in Malesia e Corea del Sud».

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