La distanza dell’Italia dai Paesi leader emerge soprattutto sul fronte del Capitale Umano, dove l’Italia è 33ma, penalizzata dal basso numero di laureati Stem e dalla spesa pubblica in istruzione; si posiziona, inoltre, al 37° posto per investimenti pubblici in educazione in rapporto al Pil. Criticità anche per quanto riguarda le risorse finanziarie a supporto dell’innovazione, ambito in cui l’Italia è 30ma: frenata dagli investimenti privati in ricerca e sviluppo (valgono lo 0,79% del Pil, salgono all’1,38% quelli complessivi), mentre il venture capital si ferma allo 0,03% del Pil.

Le performance migliori arrivano invece dall’efficacia dell’ecosistema innovativo e dalla solidità industriale e scientifica del Paese, che si distingue per qualità della ricerca, dei brevetti, export manifatturiero e presenza di infrastrutture strategiche come i supercomputer, ambito nel quale l’Italia si colloca al 7° posto mondiale.

«Questi dati – dichiara Valerio De Molli, Managing Partner & Ceo di The European House – Ambrosetti e Teha Group – confermano che i Paesi più competitivi sul terreno dell’innovazione sono quelli che puntano sul capitale umano e su ricerca e sviluppo. L’Italia purtroppo continua a scontare un ritardo strutturale proprio su questi fronti. Il nostro Paese destina all’istruzione il 4,07% del PIL, contro il 7,3% della Svezia, che guida la classifica mondiale per capitale umano. Anche sul fronte della formazione universitaria il gap resta ampio: in Corea del Sud circa il 71% dei giovani è laureato, mentre in Italia siamo poco sopra il 31%. Questo si traduce in una minore disponibilità di competenze avanzate, fondamentali per sostenere l’innovazione e accompagnare la trasformazione del sistema industriale. Allo stesso tempo, però, l’Italia dispone di asset strategici su cui costruire una crescita futura: la qualità della ricerca scientifica, la forza del proprio export manifatturiero e infrastrutture tecnologiche di eccellenza. Per consentire al nostro Paese di tornare a competere con i principali ecosistemi globali sarà quindi essenziale creare condizioni favorevoli allo sviluppo di talenti, imprese innovative e capitale privato. È su questi fattori che si giocheranno la crescita industriale e l’occupazione nei prossimi anni».

Dove eccelle l’Italia

Sul fronte dell’efficacia dell’ecosistema innovativo, l’Italia si conferma tra i Paesi più solidi a livello internazionale: con un punteggio di 4,53 è sesta nel mondo (prima di Germania, Francia e Cina) per efficacia nel trasformare ricerca e innovazione in risultati economici concreti. A guidare la classifica sono Singapore (4,85), Estonia (4,68) e Israele (4,64). Emerge anche la qualità della ricerca scientifica: l’Italia è quinta per numero di pubblicazioni (circa 814mila) e citazioni (circa 4.365), indicatori che misurano l’impatto e la rilevanza internazionale della produzione accademica di un Paese.

L’Italia si distingue inoltre per la bilancia commerciale di servizi R&D, dove occupa il 6° posto mondiale con un saldo di 3,71 miliardi di dollari, dietro Stati Uniti (16,55), Canada (8,28), Israele (8,24), India (6,80) e Regno Unito (5,94).

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