Un tasso annuo medio di crescita del 5 per cento. È quello che il Gruppo Cirfood, leader nella ristorazione collettiva, ha previsto per il piano industriale 2026-2030. «È un periodo non facile per varare un piano industriale – premette Chiara Nasi, presidente e amministratore delegato di Cirfood, riferendonsi alla guerra nel Golfo e alle tensioni scatenate dal Brent a oltre cento dollari al barile –. Per i prossimi anni puntiamo a un Cagr del 5% per arrivare al 2030 a oltre 810 milioni di ricavi con la sola crescita diretta e senza escludere acquisizioni. Per quanto riguarda il 2025 il preconsuntivo parziale a livello di gruppo è di 644 milioni».

Al 2030 il nuovo mix dei ricavi prevede oltre 590 milioni realizzati con la ristorazione collettiva aziendale, scolastica e socio sanitaria mentre quella commerciale di servizio e nel retail contribuirà per più di 130 milioni. Per la parte internazionale, Cirfood è presente in Belgio e Olanda, genererà altri 73 milioni mentre 19 milioni sono legati ad altre attività complementari al core business. Tali risultati saranno frutto della sola crescita organica; in parallelo eventuali opportunità di M&A saranno valutate nell’arco del piano. «Il piano industriale prevede inoltre investimenti complessivi per 160 milioni, in media di circa 32 milioni l’anno» precisa l’ad.

Il mercato italiano della ristorazione collettiva è stabile, con un giro d’affari intorno ai 5 miliardi. «Vogliamo crescere di più nella collettiva ma non abbandoniamo quella retail dove vogliamo crescere con format più smart e veloci e meno casual dining – spiega Chiara Nasi –. Per le nuove aperture puntiamo sui centri commerciali, aeroporti, stazioni ed autostrada».

Belgio e Olanda sono i mercati in cui la cooperativa è presente da qualche anno. «Vogliamo consolidare le posizioni in questi paesi e nel 2028 faremo il punto della situazione. Per il momento non vogliamo entrare in altri mercati».

C’è un nodo che in Italia frena la marginalità delle aziende del comparto: l’impossibilità di rivedere i prezzi del servizio dopo l’aggiudicazione di una gara con un committente pubblico, «nemmeno per adeguare i prezzi al costo della vita rilevato dall’Istat» sottolinea la presidente.

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