Infracorp lancia un piano da oltre 600 milioni con focus sull’Italia. Alla guida Filippo Ghirelli, apparso a marzo nella lista dei miliardari stilata da Forbes: ingegnere italiano, 46 anni, residente a Monaco, ha un patrimonio stimato oggi circa 1,6 miliardi di dollari. Con esperienze nel campo dell’energia e delle infrastrutture, ha fondato la società di investimento nel 2024.
Come nasce Infracorp?
Dalle varie iniziative imprenditoriali sviluppate in passato e poi vendute, come Genera Group e una serie di impianti in Sudamerica e Medio Oriente, ho creato Sophrance, family office che sta finanziando i progetti di Infracorp nei vari filoni: concessioni aeroportuali di fascia media e piccola, data center con AI decentralizzata, generazione di energia e infine spazio. L’idea è di creare un collettore di progetti infrastrutturali sistemici. Oggi abbiamo infrastrutture che non si parlano: la nostra intuizione è di renderle invece comunicanti, attraverso un gemello digitale territoriale, per una loro pianificazione pensata, non emergenziale, guidata dai dati. Stiamo sviluppando una piattaforma AI proprietaria per creazione di digital twins per le infrastrutture globali con l’intento di servire grandi fondi di investimento, sviluppatori e governi nazionali.
Che cosa prevede il progetto legato agli aeroporti?
Infracorp è nata con l’acquisizione di Aeropolis, di base a Torino, ha a sua volta comprato dai soci pubblici, cioè comuni del territorio, province e regione, la maggioranza della società di gestione dell’aeroporto di Villanova d’Albenga, ribattezzato Riviera Airport. Ora l’idea è di acquisire medi e piccoli aeroporti secondari, quelli sotto i 250mila passeggeri annui, che comprendono anche scali usati solo da aeroclub, con poche migliaia di voli all’anno, e di rilanciarli come hub di aviazione privata, facendo anche accordi con aziende del lusso, per sviluppare un’infrastruttura che possa ospitare negozi, showroom, ma anche spazi per coworking, start up, eventi, logistica. Oltre a far tornare in Italia l’eccellenza nelle manutenzioni aeronautiche. Potenziando i collegamenti interregionali anche seguendo il piano Regional Air Mobility lanciato scorso anno da Enac Servizi, che gestisce una ventina di piccoli scali. Stiamo guardando ad aeroporti in Emilia Romagna, Lazio, Calabria, Sicilia. Entro il 2026 contiamo di procedere con l’acquisizione di almeno tre scali, con successivo investimento sulle infrastrutture di 104 milioni, e di strutturare la contrattualistica preliminare per almeno sette entro 2027, per ulteriori 175 milioni.
E lo sviluppo dei data center?
Sono pensati per lo sviluppo dell’AI decentralizzata, che lavora cioè dati nazionali, offuscandoli all’interno, ossia mantenendo riservati non solo i dati, ma le best practice industriali. Creando competenze e asimmetria informativa che contribuisce alla competitività del nostro tessuto industriale. Che cosa succede ai dati delle nostre aziende su cui agisce un’AI di base in un altro Paese come Usa o Turchia? È un tema di sovranità: per una maggiore sicurezza la parte del learning deve essere nazionalizzata. Stiamo sviluppando 12 data center in tutta Italia: Milano, Torino, Bologna ma anche Sicilia e Puglia, che offrono collegamenti con l’Africa e i Balcani, con potenza di calcolo equivalente per circa 1,4 GW. Abbiamo già opzionato i terreni e abbiamo iniziato l’iter autorizzativo, comprese le richieste di connessione alla rete di alta tensione di Terna, in modo da portare a potenziali investitori progetti ready to build entro il 2028. L’investimento totale per il solo sviluppo, che comprende anche la parte per la fornitura energetica, raggiunge i 275 milioni. Abbiamo progetti anche in Francia (quattro), Spagna (due), Regno Unito, Usa (uno ciascuno).
Avete già programmato la fornitura energetica.
Sì, i progetti energetici a loro volta sono legati ai data center: abbiamo una pipeline da 580 MW di impianti che li riforniscono di energia. Sono in tutto il Paese, il 60% nel Centro-Sud, a cogenerazione cioè a gas, e da fonte rinnovabile, batterie comprese.








