Il valore della cucina italiana nel mondo, attualmente, è di 251 miliardi di euro e potrà rapidamente toccare quota 300 miliardi se la crescita del 4,5% dello scorso anno verrà confermata. La stima sul valore della Cucina italiana nel mondo è stata effettuata da Deloitte all’interno di una riportata oggi dal vicepresidente di Confagricoltura, Giordano Emo Capodilista, nell’ambito del Forum della Cucina Italia organizzato a Manduria (Taranto) da Bruno Vespa insieme con Comin.

In prima fila con un fatturato di 80 miliardi Usa e Cina

«Uno dei dati più interessanti della ricerca – ha aggiunto il vicepresidente di Confagricoltura – è che la principale fetta di questo valore dei ristoranti che si rifanno alla cucina italiana nel mondo è realizzata negli Stati Uniti, ed era prevedibile, ma pari merito con la Cina. In ciascuno di questi paesi la Cucina italiana fattura circa 80 miliardi. È evidente che questo valore non è effettuato tutto con prodotti italiani. La grande sfida ora è aumentare questo valore e – soprattutto – rafforzare la presenza di prodotti italiani e quindi le ricadute sul nostro paese e sulla nostra agricoltura».

La ricerca di Deloitte ha il pregio di descrivere le potenzialità di sviluppo anche in termini di fatturato che potrà venire con il recente riconoscimento della Cucina italiana come patrimonio immateriale Unesco.

Sul dato pesa la ma minaccia dell’italian sounding

Un valore sul quale pesa ancora una volta l’incidenza di falsi prodotti made in Italy. “Ma anche su questo aspetto non drammatizzerei – ha aggiunto Emo Capodilista -. Certo sarebbe meglio che nei ristoranti italiani nel mondo fossero presenti solo prodotti made in Italy. Ma è una solida base dalla quale partire».

Lollobrigida: valorizzare la qualità italiana

«I prodotti italian sounding – ha aggiunto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida – hanno dalla loro, prezzi in media più vantaggiosi rispetto a quelli dei prodotti originali. E qui dobbiamo lavorare noi per far comprendere ai consumatori perché i prodotti originali costano di più. Perché rispettano regole ambientali e sul lavoro che spesso le imitazioni non seguono e perché anche la maggiore qualità dei prodotti originali ha un costo. Dal canto nostro lavoreremo a 360 gradi per valorizzare la nostra qualità, la promuoveremo sui mercati esteri ma anche all’interno del nostro Paese rilanciando i prodotti Dop e Igp anche nelle mense scolastiche in modo da educare anche i giovani e i più piccoli alla qualità alimentare made in Italy».

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