Nei tempi in cui la politica si è ridotta a scrivere gli obiettivi del giorno dopo, come sintetizza il presidente dell’Università degli Studi di Trento, Franco Bernabé, il Trentino guarda avanti con «un lavoro molto coraggioso», come accadeva «negli anni ’70, ’80, fasi di maggiore stabilità del contesto geopolitico». Il lavoro in questione è un documento snello nella sua stesura ma corposo nei contenuti, “Trentino 2040, prospettive di sviluppo economico e industriale”. È stato presentato ieri dal vicepresidente della Provincia autonoma di Trento e assessore allo sviluppo economico, lavoro, famiglia, università e ricerca, Achille Spinelli, nella Sala Depero del Palazzo della Provincia.
«Di fronte abbiamo due strade – ragiona Spinelli -. La prima è quella dell’attesa, che porta al declino. La seconda è più scomoda: significa dire oggi che cosa vogliamo essere tra 15 anni, assumendoci la responsabilità delle scelte. Ecco, questo percorso è Trentino 2040, dove il pubblico promuove e pianifica ma i veri protagonisti dello sviluppo sono cittadini, imprese, parti sociali». Noi, continua Spinelli, abbiamo scelto «di guidare il cambiamento, non subirlo. La lunga scadenza del nostro documento è una scelta politica con cui vogliamo guardare al futuro». In una maniera molto pragmatica tant’è che una delle peculiarità del documento, nato anche dietro la spinta delle categorie produttive e delle parti sociali, sta proprio nella quantificazione – e quindi misurabilità – degli obiettivi. Vediamone alcuni. Il Pil provinciale che oggi è intorno ai 27 miliardi di euro, di qui al 2040 dovrà crescere del 40%, il valore aggiunto per addetto del 30%. Il divario salariale dovrà ridursi del 20% e il reddito medio pro capite aumenterà del 20%. L’attrazione di talenti inoltre passerà anche da un incentivo commisurato all’Irpef generata dal lavoratore. Ad accompagnare l’attuazione del Piano una cabina di regia dedicata e un sistema di monitoraggio basato su indicatori di risultato e un confronto con i Valley Roadshow, incontri territoriali per verificare nel tempo il raggiungimento degli obiettivi.
Il documento declina sul territorio le grandi transizioni contemporanee, dall’energia al digitale e al ricambio generazionale facendo dell’Autonomia un laboratorio permanente di cambiamento. Spinelli ha sottolineato quanto il territorio abbia voluto l’autonomia speciale, ma anche che «l’autonomia, se ci si limita solo a difenderla invecchia». Di qui lo slancio fortemente innovativo e prospettico di Trentino 2040. Che richiama anche quello dell’Università, raccontato da Bernabé: «Stiamo facendo un importante lavoro per contribuire alla realizzazione delle linee di sviluppo del territorio nel campo scientifico e tecnologico». In particolare, sull’intelligenza artificiale Bernabè suggerisce di sfruttare «le opportunità offerte dalla nuova direttiva europea su Cloud e intelligenza artificiale per sviluppare un modello più sostenibile di diffusione della tecnologia all’interno del sistema economico e sociale».
Come territorio innovativo il Trentino aumenterà gli investimenti in ricerca e sviluppo arrivando al 3% del Pil, prevalentemente da fonti private, le start up innovative dovranno essere il 20% in più, come anche i brevetti depositati. A questo proposito Francesca Failoni, co-fondatrice di Alps Blockchain, parla della necessità «di connettere la sostenibilità sociale e ambientale con l’innovazione imprenditoriale che porti a un maggiore sviluppo». Tutto questo però non sarà possibile senza immaginare il sistema del credito come partner, dato l’obiettivo di un aumento del 30% dei volumi dei prestiti per investimenti erogati dal sistema bancario locale per la transizione tecnologica e green delle Pmi. Diversi gli strumenti che verranno creati, come il Fondo strategico Trentino Alto Adige, o come i cofinanziamenti di Trentino sviluppo, o i protocolli con il sistema bancario e con il Confidi per sostenere progetti di transizione energetica, tecnologica e per il passaggio generazionale. Verrà rilanciato il tavolo del credito e saranno definiti protocolli di collaborazione con il sistema assicurativo. Per Giorgio Fracalossi, presidente di Cassa centrale banca-Credito cooperativo e di Banca per il Trentino-Alto Adige, «in questo piano di sviluppo in cui il settore del credito avrà sempre più un ruolo di consulenza all’interno di una complessa filiera che tiene insieme molti attori, dobbiamo preoccuparci di fare sì che la crescita riguardi tutti, dai cittadini alle aziende».









