Guerra dei latticini tra Puglia e Campania. Il pomo della discordia, questa volta, è l’uso del nome burrata, diventato oggetto di uno scontro tra il Consorzio di tutela della Burrata di Andria Igp e La “Casearia Cioffi” di Salerno che fa capo ai fratelli La Marca. Questi, già produttori di mozzarella di bufala campana dop, nel 2023 avevano presentato domanda di registrazione del marchio “Burrata Campana” per una serie di prodotti tra cui una di bufala, innescando una lunga vicenda giudiziaria che si è conclusa con la sua vittoria.
In data 27 aprile 2023, infatti, il Consorzio per la tutela e la valorizzazione della Burrata di Andria (IGP) ha presentato opposizione all’Euipo (Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale) contro la registrazione della domanda presentata da La Marca, sostenendo che l’indicazione geografica protetta e il marchio registrato andassero tutelati. In parole semplici: per il Consorzio pugliese, la parola “burrata” non poteva essere usata da produttori non pugliesi.
La sentenza, appena emesse, afferma invece che «…la parola “burrata” è un genus e che la “burrata di Andria” è una species di quel genus e che solo quest’ultima è protetta dall’omonima IG. Un ulteriore indizio in tal senso è che lo stesso testo del disciplinare della IG si riferisce alla “burrata di Andria” o “Burrata di Andria” e non alla “burrata” in generale». E precisa anche che «…la IGP “burrata di Andria” protegge solo la burrata che risponde al suddetto disciplinare, composta da latte vaccino e proveniente dal territorio pugliese. La stessa IGP non protegge, tuttavia, qualsiasi altro tipo di burrata. Si possono incontrare sul mercato, infatti, burrate al tartufo e burrate affumicate, prodotte in Puglia ma anche in altre regioni d’Italia, così come burrate di latte di bufala, prodotte principalmente nella regione Campania».
Una netta vittoria per la Campania che al contrario in una vertenza analoga qualche anno fa era stata soccombente. Era il 2023 e il motivo della contesa in quel caso era il termine “mozzarella”. Il Consorzio della bufala Campana dop sosteneva che fosse lesivo del proprio prodotto un riconoscimento dop alla Mozzarella di Gioia del Colle, prodotta quindi in Puglia e con latte vaccino. In quel caso a esprimersi fu il Tar del Lazio che ritenne che “mozzarella” fosse un nome generico e che la provenienza servisse a chiarire una specificità: questa si da tutelare.
Insomma, a tre anni di distanza si scopre che chi di mozzarella ferisce, di burrata perisce!
