I ricavi delle aziende italiane tornano a crescere nel 2025, dopo due anni di frenata, grazie soprattutto al traino dell’export e alla propensione agli investimenti che, nonostante le difficoltà e le incertezze attraversate negli ultimi dieci anni – dalla pandemia alle guerre e alle tensioni commerciali – non sono mai venuti meno e hanno raggiunto, lo scorso anno, la cifra record di 35 miliardi di euro.
L’indagine annuale realizzata dall’Area studi di Mediobanca sui bilanci delle 1.700 maggiori imprese industriali e terziarie italiane (che comprende quasi tutte le società con oltre 500 dipendenti e il 12,3% di quelle manifatturiere di media dimensione) conferma la competitività del tessuto produttivo italiano, in particolare delle realtà medie e medio-grandi, e la sua capacità di reagire alle criticità di mercato, sebbene con alcune distinzioni, anche marcate, a seconda delle tipologie di aziende e dei settori produttivi.
La crescita dei fatturati
Il fatturato aggregato delle 1.700 imprese (che rappresentano il 43% del fatturato dell’intera industria e il 48% di quello della manifattura) è infatti aumentato lo scorso anno dello 0,5% rispetto al 2024, dopo due anni di calo anche significativo, con un -6,2% nel 2023 e un -3% nel 2024. La ripresa, spiegano gli analisti di Mediobanca, è stata sostenuta soprattutto dalle esportazioni, aumentate del 3,3%, che hanno compensato la debolezza del mercato interno, in diminuzione dell’1%. Una crescita ancora più robusta se si considerano le sole società manifatturiere, i cui ricavi sono aumentati l’anno scorso dell’1,7% in generale, con una tenuta anche sul mercato domestico (+0.3%).
L’aspetto più interessante dell’indagine «Dati cumulati» è che prende in esame l’andamento delle imprese campione nell’ arco di un decennio, dal 2016 al 2025, restituendo così una fotografia dello stato di salute della nostra economia sul medio-lungo termine. Nel periodo considerato, il fatturato nominale delle 1.700 società è aumentato del 39,6%, mentre le esportazioni e le vendite sul mercato italiano sono cresciute rispettivamente del 45,6% e del 36,4%. Anche in questo caso, la manifattura ha registrato la performance migliore, con un incremento del 41,3% del fatturato nel decennio, grazie a un aumento del 46% dei mercati internazionali e del 36,5% di quello interno. E sono in particolare i settori caratteristici del made in Italy a correre di più (+55,3% del fatturato in dieci anni), oltre alle imprese del cosiddetto «IV capitalismo», ovvero le realtà di dimensioni medie e medio-grandi, che si confermano un motore insostituibile dell’economia nazionale, con ricavi in crescita del 50,4% nel decennio.
Ci sono però, come accennato, differenze anche rilevanti tra i vari settori, con l’impiantistica e le costruzioni che registrano gli incrementi più significativi (+142,5% e +131,1% rispettivamente), mentre all’estremo opposto della classifica troviamo l’emittenza radiotelevisiva (in calo del 12,5%), il comparto stampa-editoria (-4,4%) e le telecomunicazioni (-3,7%), gli unici settori che si attestano su livelli di fatturato inferiori rispetto a quelli del 2016.