Ordini pronti alla spedizione e bloccati dai clienti. E poi filiali in difficoltà per ricevere il materiale, manager che rientrano in Italia per i timori legati al conflitto. A pagare il prezzo più alto in Italia della crisi innescata dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran è come ovvio la Lombardia, prima regione italiana per export e in generale prima regione anche per vendite dirette in Medio Oriente. Conflitto e tensioni correlate che ora rischiano di fermare la corsa degli ultimi anni, che ha visto per la Lombardia tassi di crescita decisamente superiori rispetto alla media. Se infatti nel 2019, prima del Covid, la quota del Medio Oriente sul totale dell’export lombardo era attestata poco oltre il 4% (comunque al di sopra della media nazionale del 3,6%), già nel 2024 si è arrivati al 4,6%, per poi toccare il 5,2% prendendo in esame i dati dell’intero 2025.
Le vendite complessive realizzate dalla regione nell’area del Golfo arrivano in fatti al massimo storico di 8,75 miliardi di euro, un miliardo in più rispetto all’anno precedente, scatto di quasi 14 punti che rappresenta una delle performance più brillanti della regione, che invece nella media complessiva di tutte le produzioni esportate, nel 2025 riesce a crescere appena dell’1,8%.
Una piccola Eldorado messa ora almeno in parte a rischio dall’instabilità a tutto campo dell’area, tra nodi logistici ad Hormuz e uno stop forzato alle spedizioni, a cui si aggiunge un’incertezza futura che getta un’ombra sulla volontà complessiva di investire nell’area. Se anche nella media globale si tratta di un’area ormai per nulla marginale, per alcuni settori specifici il suo peso relativo è decisamente più rilevante. Se prendiamo ad esempio la nicchia dei generatori di vapore, dove l’export lombardo vale in totale 152 milioni, quasi il 50% è diretto proprio in Medio Oriente. Altra area per cui questi paesi rappresentano uno sbocco chiave è quella delle valvole, in particolare nel segmento oil & gas, dove il distretto di Bergamo vanta una leadership globale. Alcune aziende sviluppano proprio qui, in Medio Oriente, anche i due terzi dei propri ricavi e l’area delle macchine di impiego generale, dove sono classificati valvole e rubinetti, vede in media il 15% dell’export orientato qui. I motivi sono ovvi, legati in particolare all’esplorazione petrolifera, ai gasdotti e alle attività di processo e raffinazione a valle, processi in cui il made in Italy, in arrivo in particolare come detto dal distretto di Bergamo, si è ritagliato negli anni uno spazio prevalente, dialogando con i colossi locali, a partire da Saudi Aramco.
Altri settori particolarmente coinvolti sono armi e munizioni, tubi e condotte, aeromobili, mobili, con quote di export rilevanti. Nella top ten per valore delle province esportatrici verso il Medio Oriente, la Lombardia vanta il primato di Milano a cui si aggiungono Bergamo, Varese e Brescia. Guardando alla quota di export diretto nell’area rispetto al totale-mondo, il peso massimo è però Varese, che per effetto delle vendite di aeromobili piazza nell’area oltre l’8% del proprio export complessivo. Quote rilevanti, oltre il 6%, anche per Milano e Bergamo, quest’ultima provincia spinta in particolare dal distretto dell’oil & gas. A rilanciare la domanda di componenti, beni intermedi e di consumo è la volontà dei Paesi dell’area, in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi, di affrancarsi progressivamente dalla dipendenza dal greggio e dal gas per puntare su altri settori.
Rilevante è in particolare l’azione sulle energie rinnovabili, così come sulle infrastrutture civili e quelle legate ad ospitalità, sport e turismo, aree in cui gli investimenti sono ingenti. Pur ridimensionato rispetto alle stime iniziali, il progetto Neom di Riad prevede centinaia di miliardi di dollari di investimenti, tra edifici, infrastrutture e reti di collegamento, alberghi e resort. Tutte azioni che a valle generano una domanda di beni, in parte made in Lombardy. Durata del conflitto e assetto futuro dell’area saranno decisivi per determinare la domanda in arrivo da questi Paesi.










