È l’altra faccia dell’economia italiana. Quella che viene lasciata più volentieri in ombra, da non celebrare. Quella che non racconta i successi, ma i fallimenti. E insieme ad essi descrive le fragilità di molte imprese. In particolar modo quelle di piccole dimensioni. Schiacciate dagli effetti delle tensioni internazionali, dai debiti per gli alti costi dell’energia o dalla concorrenza del web; dal cambiamento delle abitudini per alcuni settori, dall’aumento delle materie prime o dalla scomparsa di bonus per altri. Quando non si tratta poi di imprese svuotate dalla criminalità organizzata. Un dato emerge in modo inconfutabile dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Unioncamere sulla crisi d’impresa, letto in anteprima da IlSole 24ore: le difficoltà assediano sempre più aziende italiane. Anche nel primo semestre del 2026 si conferma infatti il trend di crescita di (quasi tutte) le procedure connesse ai dissesti finanziari. Come ormai da un triennio.
Dalle liquidazioni al concordato, tutti i numeri del rapporto
Aumenta il concordato semplificato (83 domande fino a giugno 2026 a fronte di 63 nello stesso periodo 2025); restano stabili gli accordi di ristrutturazione (167 domande), come, in sostanza, le liquidazioni giudiziali, i vecchi fallimenti, in un trend in salita: 5.230 le istanze del primo semestre 2026. Erano 5.286 nel 2025: un calo dell’1%, considerato «ancora poco significativo» dagli addetti ai lavori, soprattutto alla luce dell’andamento degli ultimi anni, con un picco l’anno scorso (da 4.222 domande nel 2024 a 5.286). Troppo piccola, insomma, questa prima flessione per ipotizzare un’inversione di tendenza. Continuano inoltre a salire – e in modo significativo, + 14%, riporta Unioncamere – le liquidazioni coatte amministrative, misure riservate a specifiche categorie: 290 procedure nei primi sei mesi, 254 fino a giugno 2025. Dopo un forte salto in avanti l’anno scorso, diminuiscono invece i numeri del concordato preventivo (da 511 a 451).
Il costante aumento della ricerca di composizione negoziata racconta poi tanto della crisi di molte imprese, anche importanti, quanto non di rado della sua risoluzione (si veda altro articolo): 897 procedure aperte nel primo semestre di quest’anno, quasi il doppio rispetto al 2024. E già al primo settembre le istanze erano diventate 1.128.
Lombardia prima, poi Lazio
Il quinto rapporto dell’Osservatorio sulla crisi d’impresa analizza, analiticamente, sulla base del registro delle imprese, quello che le sezioni fallimentari dei Tribunali hanno visto crescere nei fascicoli e che è cristallizzato nelle statistiche del Ministero della Giustizia.
Tra le liquidazioni giudiziali, in aumento a Milano come a Roma, la Lombardia si conferma la regione con più casi in assoluto, come si ripete anche per le altre procedure: 1.036 fallimenti fino a giugno; seguono poi il Lazio (844) e la Campania (478); quindi la Toscana (417) e poi progressivamente – dal Veneto al Piemonte all’Emilia Romagna – tutte le altre regioni, andando sempre più a scalare nelle aree meno industrializzate del Mezzogiorno. Riproduzione, abbastanza fedele, della densità di imprese.